Ottobre 14, 2026
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A Milano il 76% delle dimissioni dei neogenitori riguarda le donne: il peso della cura e la carenza di servizi

Milano conferma una dinamica nazionale sul fronte del lavoro femminile: nella città metropolitana e nel suo hinterland il 76% delle dimissioni volontarie dei neogenitori riguarda le donne. I dati lombardi sulle dimissioni volontarie dei neo-genitori nel 2025, convalidate dall’Ispettorato Territoriale del Lavoro, mostrano inoltre che le convalide effettuate nell’area metropolitana di Milano rappresentano oltre il 15% del totale nazionale.
A livello nazionale le convalide sono state 50.770, di cui 40.628 (il 68%) riguardano donne. Nell’area metropolitana di Milano, su 9.212 convalide, 7.042 riguardano donne, pari al 76%.
Le cause che spingono alle dimissioni differiscono in base al genere. Nell’analisi per l’area metropolitana milanese, per il 40,4% delle donne la motivazione principale è la mancanza di servizi per l’infanzia; al secondo posto, con il 33,7%, figurano difficoltà legate alla conciliazione tra tempi di vita e lavoro. Per gli uomini, invece, i dati indicano che la paternità rappresenta spesso un’occasione per migliorare la posizione lavorativa: quasi il 65% dei padri che si dimettono lo fa per passare a un’altra azienda.
La Consigliera di parità della Città metropolitana di Milano, Barbara Peres, sottolinea come il carico di cura dei neonati rimanga fortemente sbilanciato a carico delle donne, con impatti rilevanti su vite e carriere. Peres evidenzia anche la differenza nei periodi di astensione obbligatoria: le madri godono di cinque mesi contro i dieci giorni previsti per i padri.
La Cgil indica due direttrici d’intervento: sul versante dei servizi, un investimento strutturale sulla prima infanzia a Milano che aumenti i posti negli asili nido comunali e convenzionati, renda le tariffe più accessibili, rafforzi l’organico e allinei i tempi di apertura alle esigenze lavorative reali, oltre a potenziare il welfare integrativo previsto dalla contrattazione di secondo livello; sul fronte normativo, l’organizzazione chiede un congedo di paternità realmente paritario rispetto a quello di maternità, adeguatamente retribuito e più lungo degli attuali dieci giorni.
Secondo Luca Stanzione, segretario generale Cgil Milano, un ostacolo decisivo è rappresentato dai tagli ai trasferimenti verso gli enti locali operati dall’ultima legge di bilancio: oltre 4 miliardi in meno che, a suo avviso, hanno ridotto la capacità di Comuni e della Città metropolitana di investire in asili nido e servizi alla prima infanzia. Finché il congedo paterno resterà simbolico e i servizi territoriali insufficienti, continua Stanzione, il peso della cura ricadrà in gran parte sulle donne, con effetti diretti su carriera, retribuzioni e future pensioni.

Maggiori approfondimenti: https://www.ilsole24ore.com/art/lavoro-femminile-anche-milano-76percento-dimissioni-neogenitori-riguarda-donne-AJo1OXQ

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