Ottobre 11, 2026
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Allarme Cni: disallineamento tra formazione ingegneristica e domande del mercato, soprattutto nel civile

Un disallineamento strutturale caratterizza il mercato del lavoro ingegneristico in Italia, con criticità particolarmente evidenti nel settore civile. Il centro studi del Consiglio nazionale degli ingegneri (CNI) stima che nel Paese vi siano oggi circa un milione di laureati in ingegneria; di questi poco più di 250.000 risultano iscritti all’albo professionale. Tra gli iscritti, circa 72.000 svolgono la libera professione a tempo pieno, un dato in diminuzione negli ultimi due anni, mentre altri 23.500 lavorano come dipendenti esercitando l’attività professionale in forma parziale.
I numeri fotografano anche una riduzione dell’attrattività della professione tra i più giovani: nel 2004 i neoiscritti a Inarcassa erano circa 4.200, contro i poco meno di 1.500 registrati nel 2024. Oltre alla componente quantitativa, la questione presenta un profilo qualitativo marcato: le imprese cercano profili che integrino competenze teCNIche specialistiche e capacità trasversali, mentre l’offerta formativa universitaria tende a privilegiare la focalizzazione disciplinare.
Secondo il presidente del CNI, Domenico Perrini, dal 2001 — con l’approvazione del Dpr 328/2001 — ha avuto luogo un processo di progressiva specializzazione della figura dell’ingegnere, anche a partire dalla formazione universitaria. Tuttavia «la società italiana non sembra ancora del tutto pronta a confrontarsi con profili altamente settoriali: tende piuttosto a privilegiare figure con competenze più ampie, capaci di adattarsi e riconvertirsi nel corso dell’attività professionale». Il mercato pubblico e privato, aggiunge Perrini, «non è ancora strutturato per chiedere livelli elevati di specializzazione e così la domanda cozza con l’offerta del sistema accademico».
La funzione dell’ingegnere, osserva il CNI, è profondamente mutata: non è più associata esclusivamente alla realizzazione di opere edilizie o infrastrutturali, ma si confronta con ambiti più ampi e modalità operative diverse. Questa trasformazione è rispecchiata anche nelle scelte formative: nel 2023 i laureati in ingegneria civile rappresentavano appena il 6,6% del totale dei laureati in ingegneria, una quota in netto calo rispetto agli anni Novanta, quando il civile costituiva circa un terzo delle lauree in ingegneria. Il fenomeno riflette lo spostamento verso indirizzi ritenuti più innovativi e maggiormente spendibili sul mercato, come l’ingegneria gestionale, informatica e biomedica.
Il CNI segnala poi un problema di reperimento delle professionalità richieste: quasi il 60% delle posizioni aperte risulta difficile da coprire, principalmente per mancanza di candidati (oltre il 70% dei casi) e, in misura minore, per preparazione non adeguata. Secondo il Consiglio, gli studi professionali necessitano di competenze di base solide, in grado di garantire un approccio corretto anche nell’utilizzo di strumenti nuovi e complessi.
Per far fronte a queste criticità, il CNI sostiene il rafforzamento del presidio normativo della professione, riconoscendo l’ingegnere come figura garante della sicurezza del cittadino in diversi ambiti e sollecitando un dialogo più intenso tra mondo accademico, imprese e istituzioni per riallineare formazione e fabbisogni del mercato del lavoro.

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