Ottobre 10, 2026
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Carenza di talenti in Italia: migliora il quadro ma resta critica nei settori Tech, ospitalità ed energia

La carenza di talenti in Italia resta una delle principali sfide per le imprese, pur mostrando segnali di miglioramento. Secondo la nuova edizione del rapporto “Talent Shortage” di ManpowerGroup, che ha coinvolto oltre 39.000 datori di lavoro in 41 Paesi, il 70% delle aziende italiane dichiara ancora difficoltà a reperire i profili necessari, rispetto al 78% registrato lo scorso anno.
Il fenomeno in Italia risulta più contenuto della media globale: nel 2026 il 72% delle aziende nel mondo segnalano problemi nel reperire personale qualificato, in lieve calo rispetto al 74% del 2025. Tuttavia il confronto internazionale evidenzia ampie differenze tra Paesi: Slovacchia, Grecia e Giappone registrano i livelli più alti di carenza (tra l’84% e l’87%), mentre Cina, Polonia e Finlandia mostrano scenari meno critici, con percentuali comprese tra il 48% e il 60%.
In Italia la carenza di talenti è particolarmente pronunciata nei settori più esposti alle trasformazioni tecnologiche e organizzative. I livelli di shortage superano la media nazionale nei comparti Tech & IT (77%), ospitalità e ristorazione (76%), energia e utilities (75%) e industria (74%). Tra le competenze più difficili da reperire emergono soprattutto quelle legate al digitale, con particolare riferimento all’applicazione dell’intelligenza artificiale, oltre a competenze specifiche nel settore industriale.
Per far fronte al mismatch tra domanda e offerta di professionalità qualificate, molte imprese italiane puntano su formazione interna e riqualificazione. Circa un’azienda su quattro (26%) indica l’upskilling e il reskilling del personale già presente come principale strategia di intervento. Altri strumenti adottati comprendono una maggiore flessibilità nella gestione di orari e luoghi di lavoro (17-18%), l’incremento del ricorso a personale temporaneo (15%) e l’aumento delle retribuzioni (14%). In più di un’azienda su dieci (12%) si registra un investimento in intelligenza artificiale e automazione per ridurre il fabbisogno di alcune mansioni.
Nel contesto di rapida trasformazione del lavoro, cresce anche l’importanza attribuita alle soft skill: comunicazione, capacità di collaborare e lavoro di squadra, professionalità ed etica del lavoro sono indicate come competenze essenziali da valorizzare insieme alle capacità tecniche. Restano fondamentali adattabilità, disponibilità ad apprendere e abilità di analisi e problem solving per operare in ambienti caratterizzati da continui cambiamenti tecnologici.
Secondo Anna Gionfriddo, amministratrice delegata di ManpowerGroup Italia, lo sviluppo tecnologico e l’evoluzione dell’intelligenza artificiale stanno accelerando la trasformazione del lavoro, creando nuove professioni e ridefinendo le competenze richieste. Per questo motivo la formazione viene indicata come la leva strategica principale per accompagnare la crescita delle persone e consentire alle imprese di reperire le professionalità richieste. Gionfriddo sottolinea inoltre la necessità di rafforzare la collaborazione tra mondo produttivo, scuola, università e istituzioni per anticipare i fabbisogni futuri e costruire percorsi formativi adeguati alla trasformazione dei settori e delle competenze.

Maggiori approfondimenti: https://www.ilsole24ore.com/art/talenti-italia-carenza-cala-78percento-70percento-un-anno-AIiG4X7B