Ottobre 10, 2026
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Competitività e industria: i dossier che i 27 devono affrontare per rifondare il modello economico europeo

È finito il tempo delle sole diagnosi: di fronte a una Cina sempre più produttiva e a un approccio protezionista degli Stati Uniti, l’Unione europea è chiamata a definire una strategia che vada oltre la mera sopravvivenza. I capi di Stato e di governo, insieme a figure chiave come Mario Draghi ed Enrico Letta, si sono riuniti in un summit nel castello di Alden Biesen per discutere tempi e modalità di una rifondazione del modello economico europeo, incentrata su una nuova competitività industriale e sul rafforzamento del mercato unico.
Secondo gli analisti, sui tavoli dei 27 sono aperti almeno cinque cantieri prioritari. Il primo riguarda la valorizzazione del «made in Europe»: la Commissione sta predisponendo un documento per definire criteri chiari di preferenza europea. Sulle modalità sono già emerse divisioni tra gli Stati membri. La Francia propone di riservare fondi pubblici europei alle industrie del continente, mentre Germania, Italia, Svezia e i Paesi nordici avvertono che vincoli troppo rigidi potrebbero ostacolare la crescita.
Palazzo Berlaymont sottolinea la necessità di istituire una preferenza europea per creare mercati pilota in settori strategici — ancora da individuare — e per sostenere l’ampliamento della capacità produttiva. Sul fronte normativo, Germania e Italia spingono per la semplificazione e per una moderazione legislativa, posizioni che sembrano trovare un’apertura nella Commissione.
Dopo una serie di misure volte a ridurre la burocrazia, Ursula von der Leyen propone una «profonda revisione normativa» per eliminare disposizioni obsolete, sovrapposizioni, incoerenze e requisiti ridondanti. L’obiettivo dichiarato è portare a compimento il lavoro già avviato con dieci pacchetti omnibus, che puntavano a risparmiare circa 15 miliardi di euro all’anno mediante la riduzione della burocrazia.
Un altro punto cruciale è il completamento del mercato unico, che conta 450 milioni di consumatori e rappresenta il più grande mercato del mondo. Norme nazionali divergenti e applicazioni non uniformi delle direttive ostacolano scambi e flussi di capitale, soprattutto in settori strategici come telecomunicazioni, energia, finanza e diritto societario. Per superare queste barriere la Commissione propone un «28esimo regime» che consentirebbe la creazione di una società capace di negoziare, investire e raccogliere capitali in tutti gli Stati membri entro 48 ore, attraverso un modulo digitale.
I 27 dovranno inoltre sbloccare l’unione dei mercati dei capitali, ferma da oltre un decennio. L’obiettivo è mobilitare gli 800 miliardi di euro annui indicati nella relazione Draghi per finanziare la tecnologia digitale e la transizione verde — cifra che sale a 1.200 miliardi includendo la difesa. Bruxelles punta a implementare il programma entro il 2027, trasferendo maggiori poteri all’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati per unificare mercati frammentati.
Infine, l’aspetto più geopolitico riguarda la dipendenza dalle materie prime critiche. Vulnerabilità nei settori delle terre rare, delle tecnologie critiche, dell’energia, della tecnologia digitale, della finanza e della difesa spingono l’UE a elaborare una strategia industriale sistematica per investimenti e riduzione del rischio. L’intento è ridurre la dipendenza critica dalla Cina per le terre rare e valutare la creazione di un’autorità centrale per gli acquisti, ispirata al modello giapponese.
La sfida che si apre è ampia: definire criteri condivisi per il «made in Europe», semplificare il quadro normativo, completare il mercato unico, mobilitare capitali su larga scala e mitigare le dipendenze strategiche. Le decisioni prese nei prossimi mesi determineranno la direzione della politica industriale europea e la capacità dell’Unione di competere su scala globale.

Maggiori approfondimenti: https://www.conquistedellavoro.it/global/competitivit%C3%A0-e-industria-i-dossier-sul-tavolo-dei-27-1.3353255