Ottobre 10, 2026
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Nazionale News

Cripto, petrodollaro e potere: come le ricchezze tecnologiche stanno rimodellando l’ordine finanziario

La plutocrazia contemporanea non si limita al potere del denaro: è il dominio esercitato dalla ricchezza connessa al controllo delle tecnologie informatiche e telematiche emerse con la quarta rivoluzione industriale. Le grandi élite finanziarie operano oggi in una sorta di extraterritorialità che le sottrae, di fatto, al pieno controllo degli Stati. Nei settori strategici, come quello bellico, i principali gruppi — Lockheed Martin, Rtx, Northrop Grumman, Boeing e General Dynamics — si configurano più come conglomerati finanziari, intrecciati con i maggiori fondi di investimento quali BlackRock, Vanguard, State Street e Fidelity Investments.
La tecnologia ha anche spinto in avanti la centralità delle criptovalute nel sistema monetario globale, complice un contesto geopolitico segnato da conflitti e tensioni. Negli ultimi mesi, a partire dall’escalation in Medio Oriente e dall’inizio della guerra con l’Iran il 28 febbraio, il prezzo di Bitcoin è aumentato di quasi il 20%, sovraperformando sia l’indice S&P 500 sia l’oro. Secondo analisi citate dalla stampa finanziaria, in uno scenario di offerta energetica ridotta, pressioni strutturali sulle valute principali e rinegoziazione dell’ordine finanziario globale, un asset con offerta fissa e liquidità continua come Bitcoin può essere interpretato come una copertura razionale.
La dinamica dei mercati non è l’unico fattore in gioco. Il 28 aprile gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato l’uscita completa dall’Opec: una mossa che ha seguito la richiesta di una linea di swap in dollari alla Federal Reserve. Fonti citate dal Wall Street Journal riferiscono che funzionari degli Emirati avrebbero avvertito Washington che, in caso di stretta nella disponibilità di dollari a causa della guerra, sarebbero disposti a liquidare transazioni petrolifere in yuan cinesi, in altre valute o anche in criptovalute. Questo tipo di accordi bilaterali, che aggirano il regolamento in dollari, viene interpretato come un processo di erosione del sistema del petrodollaro, non determinato da un singolo evento ma dall’accumularsi di singole transazioni alternative.
Il conflitto ha inoltre rafforzato la correlazione tra Bitcoin e il settore dell’energia elettrica, suggerendo un possibile legame tra valuta digitale e valore energetico, già teorizzato in passato da osservatori del mondo industriale. L’Iran è un esempio significativo dell’uso strategico delle criptovalute: le valute digitali sono divenute parte della sua economia per eludere sanzioni internazionali e proteggere flussi finanziari.
Ricerche giornalistiche indipendenti hanno messo in luce reti complesse che collegano attori privati, finanziari e istituzionali. Inchieste pubblicate da testate investigative hanno riportato i legami di Jeffrey Epstein con figure influenti negli Stati Uniti, negli Emirati Arabi Uniti e in Israele, e una sua attenzione crescente verso la ricerca sulle criptovalute. Documenti e mail collegati a Epstein indicano incontri con funzionari del Dipartimento del Tesoro statunitense nel periodo in cui l’amministrazione guidava negoziati sul nucleare iraniano. Fonti ufficiali hanno tuttavia negato che alcuni di questi incontri abbiano avuto seguito o che abbiano trattato specificamente l’accordo nucleare o le criptovalute.
All’inizio della diffusione delle valute digitali, entrambi i fronti — Stati Uniti e Iran — nutrivano sospetti sulla tecnologia: da un lato la preoccupazione che servisse a eludere i controlli finanziari; dall’altro il timore che fosse uno strumento di influenza straniera. Nel marzo 2014 il Centro nazionale iraniano per il cyberspazio avviò un processo di regolamentazione delle valute digitali e politiche per proteggersi dalle pressioni delle sanzioni americane. Nel tempo, secondo varie segnalazioni delle autorità statunitensi preposte al contrasto dei crimini finanziari, Iran e altri attori esclusi dall’ordine economico internazionale hanno aumentato l’utilizzo di stablecoin e altre criptovalute per acquistare beni, compresi armamenti, per condurre scambi commerciali internazionali e per trasferire fondi.
Al centro di parte delle dinamiche emerse negli ultimi anni c’è Tether, una stablecoin il cui valore è ancorato al dollaro e che ha assunto rilevanza significativa nei mercati digitali. Secondo stime riportate dalla stampa economica, la capitalizzazione di mercato di Tether era stimata attorno ai 187 miliardi di dollari alla fine del 2025, e la moneta è divenuta una delle più scambiate al mondo. Inchieste giornalistiche sostengono che alcuni governi e operatori avrebbero accumulato riserve in Tether per sfuggire alle limitazioni delle sanzioni.
A livello normativo, il dibattito sulle stablecoin è stato al centro di interventi politici: nel luglio 2025, secondo fonti istituzionali, il segretario al Commercio Howard Lutnick e il gruppo di lavoro della Casa Bianca sugli asset digitali hanno contribuito all’approvazione del cosiddetto Genius Act, che ha previsto esenzioni per gli emittenti di stablecoin garantite da titoli del Tesoro esteri rispetto ad alcuni obblighi di revisione contabile. Nei 12 anni dalla creazione, Tether non è stata sottoposta a una revisione contabile indipendente in grado di attestare che le sue stablecoin siano interamente garantite da riserve in dollari.
Nel complesso, i fatti indicano un mutamento profondo: la ricchezza connessa al controllo tecnologico, l’emergere delle criptovalute come strumenti di regolamento alternativo e la proliferazione di accordi bilaterali di pagamento stanno ridefinendo gradualmente l’architettura del sistema finanziario globale. I rischi e le opportunità di questa trasformazione restano al centro di un acceso dibattito politico, economico e regolamentare a livello internazionale.

Maggiori approfondimenti: https://www.conquistedellavoro.it/global/come-cambia-il-panorama-finanziario-le-guerre-sono-vero-fumo-negli-occhi-1.3354623