Il governo ha definito «inaccettabile» il piano presentato da Electrolux, che prevede 1.700 esuberi in Italia. Il ministro delle Imprese e del made in Italy ha convocato azienda, sindacati e Regioni per il 25 maggio per affrontare la crisi e avviare un confronto sulle prospettive industriali del gruppo e sulle ricadute occupazionali.
La produzione di elettrodomestici è da decenni parte rilevante del sistema manifatturiero italiano, ma negli ultimi vent’anni il comparto ha subito una progressiva erosione dovuta alla concorrenza dei produttori asiatici, caratterizzati da costi e regole differenti. Tra i fattori citati dal ministro vi sono le differenze nelle normative ambientali, il costo del lavoro, dell’energia e delle materie prime, elementi che, sommati, mettono sotto pressione la redditività delle aziende europee su segmenti di mercato premium quando la domanda interna non supporta prezzi elevati.
Il ministro ha inoltre attribuito parte della crisi alle scelte attuate nell’ambito del Green Deal, sostenendo che abbiano esposto il mercato europeo a una concorrenza «selvaggia e sleale» da parte della Cina, e ha chiesto una revisione delle regole europee per tutelare un settore strategico.
La Presidente di Confindustria Veneto Est ha dichiarato che l’associazione seguirà con attenzione la vicenda e supporterà l’azienda nella ricerca di soluzioni che possano recuperare efficienza e ridurre l’impatto sociale. Ha ribadito la necessità di un confronto serio e trasparente tra istituzioni, azienda e parti sociali per tutelare occupazione, competenze e capacità produttiva, e ha sollecitato una riflessione sulle condizioni di competitività del Paese e dell’Europa.
Critico anche il presidente di Federmanager, che ha definito la riorganizzazione «inaccettabile nel merito e nel metodo». Federmanager ha chiesto interventi strutturali di sostegno al settore, a livello nazionale e comunitario, e si è detto disponibile a contribuire alla definizione di un piano industriale che punti su ricerca avanzata e produzioni ad alto valore aggiunto, non solo sui tagli.
Si tratta della seconda grande vertenza nel settore degli elettrodomestici in meno di due anni, dopo quella di Beko, che aveva aperto con quasi 2.000 esuberi e si è chiusa con un accordo ad aprile 2025 che ha ridotto il numero di esuberi di 700 unità e previsto investimenti per 300 milioni di euro.
Electrolux ha annunciato in questi mesi una riorganizzazione globale con partnership internazionali, anche con operatori asiatici. La multinazionale ha chiuso uno stabilimento in Cile e uno in Ungheria; lo stabilimento di Anderson, in South Carolina, ha continuato a produrre frigoriferi, ma la produzione di frigoriferi verrà dismessa entro luglio 2026 e sostituita dalla produzione di lavatrici nella prima metà del 2027, nell’ambito della joint venture con il gruppo cinese Midea (55% Electrolux, 45% Midea). Le joint venture concordate riguardano il Nord America e i prodotti frigoriferi e lavatrici.
Per l’Italia, la comunicazione sindacale dell’azienda non ha fornito dati di volumi o dettagli sito per sito, fatta eccezione per la conferma della chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi, nelle Marche. Il sito produce cappe da cucina di fascia alta (circa 80.000 unità l’anno) e occupa 158 addetti; l’annuncio della chiusura ha suscitato incredulità e rabbia tra i lavoratori, considerando che l’attività aveva recentemente raggiunto obiettivi produttivi prefissati.
Negli altri stabilimenti italiani Electrolux impiega complessivamente circa 4.500 persone: a Susegana (Veneto) circa 1.100 addetti per frigoriferi da incasso; a Porcia circa 1.300 addetti per lavatrici e lavasciuga; a Forlì circa 950 addetti per piani cottura e forni; a Solaro poco più di 700 addetti per lavastoviglie. L’azienda ha in passato effettuato investimenti significativi: nel 2023 ha destinato 102 milioni di euro alle linee di lavastoviglie di Solaro e 110 milioni a Susegana, dopo un investimento di 130 milioni realizzato quattro anni prima. Questi interventi hanno reso i siti più competitivi, ma non sono risultati decisivi nello scenario internazionale attuale.
Il ministro si è detto fiducioso di poter trovare una soluzione, richiamando l’esperienza del Mimit nella gestione di numerosi tavoli di crisi industriale e citando precedenti risolti, come i casi Whirlpool-Beko, Piaggio Aerospace e La Perla. Il confronto avviato il 25 maggio dovrà chiarire prospettive industriali, piani occupazionali e possibili misure per tutelare i lavoratori e la capacità produttiva nazionale.
Maggiori approfondimenti: https://www.ilsole24ore.com/art/electrolux-mimit-studia-nuovo-punto-partenza-AIYgO41C
