Il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha definito «irricevibile» il piano di riorganizzazione presentato da Electrolux che prevede 1.719 esuberi in Italia. Il confronto tra la multinazionale svedese, il ministro Adolfo Urso, le istituzioni regionali e le organizzazioni sindacali (Fiom, Fim, Uilm) si è svolto al Mimit in un clima teso, con scioperi e presidi contemporanei negli stabilimenti coinvolti.
Il ministro Urso ha ribadito la contrarietà del Governo rispetto alla proposta aziendale, motivando la richiesta di un nuovo piano da presentare il 15 giugno. Ha inoltre richiamato l’attenzione sulla concorrenza asiatica, considerata una minaccia per la filiera europea dell’elettrodomestico, e annuncia che porterà la questione al Consiglio Competitività dell’Unione europea a Bruxelles. Urso ha chiesto che la Commissione riconosca il settore come strategico e che, similmente all’automotive, venga predisposto un piano europeo comprensivo di strumenti quali la revisione del Cbam, la reciprocità negli standard e misure di sostegno agli investimenti produttivi e alla domanda.
Nel corso dell’incontro il ministro ha sottolineato l’importanza della partecipazione di Confindustria ai tavoli di crisi, definendola «particolarmente significativa» e destinata a diventare più strutturale, per costruire soluzioni condivise tra istituzioni, sistema industriale e parti sociali.
I sindacati hanno chiesto il ritiro del piano per poter discutere una riorganizzazione alternativa: «Noi non negoziamo con la pistola puntata alla testa», ha detto il segretario generale della Fiom Michele De Palma. Fim-Cisl e Uilm hanno sollecitato compattezza e l’apertura di un confronto su un nuovo progetto che non preveda esuberi, licenziamenti o chiusure. Anche Ugl metalmeccanici ha dichiarato che non è possibile una trattativa seria finché il piano resterà in piedi.
Electrolux ha illustrato le criticità che, a suo avviso, rendono difficile la produzione in Italia e in Europa: il calo dei consumi, i maggiori costi per energia, lavoro, acciaio e componentistica. Secondo le slide presentate al Mimit, 12 stabilimenti europei del settore hanno cessato l’attività o sono in fase di chiusura dal 2024. Dalla presentazione emergono comparazioni sui costi: l’acciaio in Europa risulterebbe mediamente più caro di circa il 31% rispetto alla Cina e del 27% rispetto alla Thailandia; il costo orario della manodopera in Europa occidentale è indicato a 37 euro contro i 12 dell’Europa orientale, i 9 della Turchia e i 5 dell’Asia; il prezzo dell’energia sarebbe pari a 204 euro per MWh in Europa occidentale, contro i 114 dell’Asia e i 77 della Turchia. Electrolux ha spiegato che fino a oggi ha cercato di compensare questi squilibri puntando sulla produzione di gamma alta, ma che tale strategia non è più sufficiente.
Il piano aziendale prevede la riduzione complessiva di 1.719 dipendenti, di cui 994 operai e 725 staff. Electrolux manterrebbe quattro stabilimenti in Italia — Susegana (Treviso), Porcia (Pordenone), Solaro (Milano) e Forlì — destinati alla produzione di forni, lavatrici, frigoriferi a incasso e lavastoviglie di fascia media e alta. Lo stabilimento di Cerreto d’Esi (Ancona), che produce cappe, sarebbe chiuso. Le riduzioni previste per l’organico operativo sono 310 a Susegana, 256 a Porcia, 106 a Solaro, 241 a Forlì e 81 a Cerreto d’Esi. Nei ruoli di staff si segnalano tagli di 392 posizioni nell’advanced research & product, 183 nelle operazioni centrali e locali e 150 nelle funzioni di supporto.
Sullo sfondo del confronto ricorre la preoccupazione, evocata dai sindacati, di una possibile avanzata della società cinese Midea, che ha già rapporti di joint venture e partnership con Electrolux in ambito americano. I sindacati temono che la ristrutturazione possa favorire un cambiamento di controllo societario; Electrolux non ha commentato tali ipotesi, limitandosi a confermare lo stato di fatto.
Il ministro Urso ha chiesto all’azienda il ritiro del piano e l’apertura di un negoziato vero per costruire una soluzione industriale condivisa, fondata su investimenti, innovazione e tutela dell’occupazione e degli stabilimenti. Ha richiamato l’esempio di accordi raggiunti in altre crisi per evitare licenziamenti e preservare attività produttive, e ha ribadito l’impegno a non accettare una «desertificazione industriale» in Europa.
Il tavolo di confronto è stato riconvocato per il 15 giugno nella speranza che Electrolux presenti un nuovo piano industriale in grado di conciliare sostenibilità economica e salvaguardia dell’occupazione.
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