Ieri al ministero delle Imprese e del Made in Italy si è tenuto un nuovo incontro sulla vertenza Callmat, la società di Matera che gestisce per Tim attività di customer care. La situazione coinvolge oltre 340 lavoratori che attualmente usufruiscono di ammortizzatori sociali mediamente al 25%, con il rischio di un peggioramento nel breve periodo e della perdita del posto entro la fine del 2026, come segnalano i sindacati.
La vertenza lucana rappresenta il caso più visibile di una crisi che interessa l’intera filiera dei call center, Crm e Bpo, ormai interpretata dalle organizzazioni sindacali come un’emergenza industriale nazionale. Le sigle di categoria Slc Cgil, Fistel Cisl e Uil Fpc hanno minacciato lo sciopero generale se non verranno avviate contromisure adeguate.
Tra i fattori che stanno ridefinendo il mercato dell’assistenza clienti, i sindacati indicano automazione e intelligenza artificiale. Queste tecnologie stanno riducendo i volumi di attività affidati agli operatori e limitando l’efficacia degli ammortizzatori sociali. Aumentato il livello di allarme dopo l’introduzione da parte di Tim di un programma specifico di intelligenza artificiale, Wonderful.ai.
In una richiesta di apertura di un tavolo di settore inviata il 15 aprile al Mimit e al ministero del lavoro, i sindacati hanno stimato una crisi che riguarda circa 3mila addetti e un impatto potenziale fino a 15mila persone nel corso dell’anno. Su un comparto che occupa poco più di 35mila persone, si tratterebbe di quasi un terzo della forza lavoro messa in discussione.
La mappa delle vertenze messa a disposizione dalla Slc Cgil evidenzia numerosi casi: 316 dipendenti di 3G tra Campobasso e Sulmona messi in mobilità dopo un cambio di appalto sulle attività Enel di back office e quality — per questi lavoratori sono state però formulate proposte di riassunzione dal nuovo fornitore Accenture–Datacontact, accettate da 196 dipendenti a Campobasso e 42 a Sulmona nell’ambito dei meccanismi di salvaguardia del bando Enel. Altri casi segnalati riguardano 55 lavoratori di In&Out tra Roma e Taranto e 76 addetti Konecta a Livorno.
In Calabria, nelle sedi di Rende, Catanzaro e Crotone, 652 dipendenti di Konecta R sono in solidarietà all’80% dopo la riconversione sulle attività di dematerializzazione delle cartelle cliniche, progetto che secondo le sigle sindacali è fallito.
«I committenti, da Tim a Wind Tre, Enel, ma anche il mondo bancario stanno riducendo le loro richieste. La digitalizzazione sta impattando su queste scelte. Però, se non governata, questa situazione può portare a esuberi non gestiti. Per questo chiediamo che il Mimit e il governo si impegnino per dare possibilità di riconversione. Ma ad ora non siamo neppure riusciti ad avere un tavolo di settore», ha commentato Daniele Carchidi, segretario nazionale della Slc Cgil.
Per Pierpaolo Mischi, della segreteria nazionale Uil Fpc, «è un momento di estrema crisi. Da anni chiediamo una risposta al Governo e al Mimit, che si interessa di singole vertenze senza guardare il complesso dell’intero settore che è in forte crisi e subisce ridimensionamenti. Il Ministero è assente». Anche Fabrizio Morroni di Fistel Cisl sottolinea la gravità della situazione: «Il settore sta venendo giù. Alle spalle ci sono mesi di sollecito alle Istituzioni. E mai come questa volta ci troviamo sullo stesso versante anche con la parte datoriale. Serve un supporto dalle istituzioni e del Governo. Altrimenti non se ne uscirà».
Le organizzazioni sindacali insistono dunque per l’apertura di un tavolo di settore nazionale, finalizzato a definire misure di accompagnamento, politiche industriali e percorsi di riconversione professionale capaci di governare l’impatto dell’innovazione tecnologica e prevenire esuberi non gestiti lungo l’intera filiera del customer care.
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