Un cambiamento significativo nelle abitudini dei dirigenti italiani emerge dall’indagine condotta da AstraRicerche per Manageritalia su mille manager: quest’estate oltre la metà (53%) ha deciso di rimanere disconnessa o di essere reperibile solo per vere emergenze. Si tratta di una quota oltre quattro volte superiore rispetto allo scorso anno e più di dieci volte rispetto al 2014, quando a dichiarare una totale disconnessione era appena il 4,9% dei manager.
La tendenza alla disconnessione cresce progressivamente: nel 2019 la quota era del 7,9%, nel 2021 è salita al 12,7% e il balzo più marcato si è registrato proprio nell’estate in corso. Il gruppo che più di tutti limita la reperibilità è quello dei manager nella fascia 46-50 anni: in questo segmento la percentuale dei non reperibili raggiunge il 63%, dieci punti in più rispetto alla media.
Anche chi è abituato a ritmi di lavoro serrati e a una presenza digitale costante sente il bisogno di staccare. Molti dirigenti dichiarano la necessità di prendersi tempo per sé, per la famiglia, per gli amici e per il riposo, lasciando temporaneamente da parte impegni legati a costi, investimenti e progetti professionali. Non è cambiata la propensione generale a fare vacanza, ma il modo di viverla: si cerca un’interruzione netta dal lavoro, con periodi in barca o in montagna e meno giornate spezzate tra impegni personali e doveri professionali.
Secondo la rilevazione, l’86,8% dei manager ha già fatto o farà una vacanza tra metà giugno e settembre. L’Italia è la meta preferita per l’82,8% degli intervistati, scelta favorita anche dal contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche e dall’aumento dei costi, ad esempio per il carburante. Calano invece le destinazioni internazionali, dall’Europa agli Stati Uniti fino all’Africa, segnalando una maggiore prudenza e la volontà di contenere le spese senza rinunciare alla qualità della vacanza.
Marco Ballaré, presidente di Manageritalia, sottolinea che i manager hanno compreso come il benessere non sia in contrapposizione con i risultati: saper staccare e recuperare energie favorisce lucidità, motivazione e capacità decisionale. Per Ballaré, l’equilibrio tra vita e lavoro è una competenza manageriale necessaria anche per garantire un adeguato work-life balance ai collaboratori.
Anche il significato delle ferie cambia: per la quasi totalità degli intervistati la vacanza significa soprattutto dedicare tempo al partner e alla famiglia (percentuali maggioritarie), mentre il 76,6% indica gli amici come elemento importante. L’88% considera le ferie un’occasione per recuperare interessi e attività trascurate durante l’anno lavorativo. Di conseguenza la vacanza è sempre meno vista come momento di pianificazione professionale o di preparazione al rientro.
La disconnessione non equivale però a un abbandono totale degli strumenti digitali. Due manager su cinque dichiarano di usare lo smartphone per motivi di lavoro ogni giorno tra i 30 minuti e un’ora; il 30,1% lo usa oltre un’ora quotidiana e il 7,5% supera le due ore al giorno. Il 29,7% si limita a meno di mezz’ora al giorno e solo il 2% dichiara di non usare affatto lo smartphone per ragioni professionali.
Sul fronte delle priorità retributive, la disponibilità a rinunciare a parte dello stipendio in cambio della garanzia di una disconnessione totale resta limitata: il 20,8% accetterebbe lo scambio (5,1% “certamente sì” e 15,7% “probabilmente sì”), mentre il 79,2% non è disposto a farlo, con il 31,8% che rifiuta nettamente l’ipotesi. Le donne mostrano una leggera maggiore disponibilità (22,8%) rispetto agli uomini (20,1%). Per fasce d’età, la maggior propensione al compromesso emerge nella fascia 51-55 anni (25,4%), più elevata rispetto alla fascia 46-50 anni (16,0%).
Il rientro al lavoro riflette la ricerca di equilibrio tra entusiasmo e fatica: il 44,7% dei manager cita la voglia di mettersi al lavoro come sentimento prevalente, in aumento di 4,4 punti rispetto al 2025. Seguono la ricerca di nuove sfide (40,4%) e la curiosità per la ripresa lavorativa (34,6%), entrambe in diminuzione rispetto allo scorso anno. Al tempo stesso cresce la componente emotiva più critica del ritorno: la tristezza per la fine delle vacanze passa dal 22,9% al 31,8%, mentre aumentano il disagio per le dinamiche aziendali (16,2%) e la percezione di fatica e stress (14,2%). L’ottimismo puro diminuisce, scendendo dal 29,1% al 24,5% in un anno.
Maggiori approfondimenti: https://www.ilsole24ore.com/art/ferie-disconnesse-un-manager-due-dieci-volte-piu-2014-AJY4SKQ
