Generazione Vincente ha inserito nel 2025 in Italia 3.500 lavoratori di origine straniera, pari al 27% del totale delle persone formate e avviate al lavoro nello stesso anno. Si tratta in larga parte di saldatori, carpentieri e falegnami, figure tecniche che le imprese italiane faticano a reperire sul mercato del lavoro nazionale.
La società di somministrazione di lavoro, fondata a Napoli nel 1998, ha chiuso il bilancio di gruppo 2025 con un valore di 193 milioni di euro e un organico di 200 dipendenti. Oggi conta 35 filiali in Italia e, nei dodici mesi considerati, ha inserito complessivamente 13.000 persone nel mondo del lavoro, di cui appunto 3.500 provenienti da 82 Paesi diversi.
L’attività internazionale è cresciuta con la controllata Generazione Senza Frontiere. Tra il 2024 e il 2025 è stato realizzato un progetto rilevante con lo Sri Lanka: circa 60 giovani sono stati formati nel loro Paese tramite un corso di 100 ore che includeva anche l’apprendimento della lingua italiana; a seguito della formazione, i partecipanti sono stati trasferiti in Italia con un contratto di lavoro e l’alloggio assicurato.
Analoga attività è in corso con altri paesi tra cui Bielorussia, Bolivia, Kosovo, Iran, Ghana, Marocco, Pakistan, Romania e Bangladesh. Quest’ultimo risulta il primo Paese di provenienza per numero di lavoratori inseriti. In molti casi Generazione Senza Frontiere opera in partnership con l’Istituto Don Bosco, centro accreditato di formazione.
I giovani formati sono stati collocati per il 44% in imprese del Centro‑Sud e per il 56% al Nord. Questa distribuzione riflette la domanda diffusa nelle diverse aree del Paese e il ruolo delle agenzie nella mediazione tra offerta e domanda di lavoro.
Parallelamente all’attività su profili tecnici, l’agenzia ha avviato una nuova divisione con sede a Milano dedicata alla ricerca di giovani talenti con profili più elevati. L’obiettivo è migliorare il dialogo tra imprese e giovani e contribuire a rallentare la fuga dei cervelli verso l’estero.
Secondo Alfredo Amoroso, amministratore delegato di Generazione Vincente, l’inclusione nel mercato del lavoro è oggi «non soltanto un valore etico, ma un vero fattore competitivo». Valorizzare la diversità culturale, generazionale e professionale, afferma Amoroso, permette di offrire risposte più efficaci alle esigenze delle imprese e del contesto sociale, trasformando l’inclusione in un investimento strategico.
Amoroso sottolinea inoltre la difficoltà delle imprese italiane nel reperire i profili necessari: il calo demografico incide in modo significativo sul mercato del lavoro. La nuova divisione per i giovani talenti nasce proprio per colmare l’asimmetria informativa tra imprese e potenziali candidati. Spesso i giovani non conoscono o non valutano adeguatamente le opportunità offerte dalle aziende italiane, specie dalle imprese di medie dimensioni, che oggi risultano più disponibili a rivolgersi alle agenzie per la selezione di profili qualificati.
L’espansione internazionale, l’investimento nella formazione e l’apertura a nuovi segmenti di mercato mostrano la strategia di Generazione Vincente per rispondere alle carenze di competenze del sistema produttivo italiano e favorire l’incontro tra domanda aziendale e offerta di lavoro, sia a livello nazionale sia transnazionale.
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