La Germania ha avviato una strategia a lungo termine per potenziare il proprio ruolo nella NATO e rafforzare la capacità di deterrenza sul continente. Il piano, promosso dal cancelliere Friedrich Merz e definito dal ministro della difesa Boris Pistorius, collega in modo esplicito la riorganizzazione delle forze armate con scelte energetiche e di sicurezza di più ampia portata.
Per la prima volta la strategia tedesca esplicita gli obiettivi militari che la Bundeswehr dovrà raggiungere nei prossimi anni, attraverso il cosiddetto “profilo di capacità”: un documento che indica il numero di soldati e i sistemi d’arma necessari. I dettagli sono in gran parte classificati, ma l’impostazione generale punta a rendere le forze armate più attrezzate per una deterrenza rafforzata e, se necessario, per condurre operazioni difensive contro una minaccia ritenuta particolarmente rilevante quella russa.
Obiettivo centrale della riforma è aumentare l’organico della Bundeswehr dagli attuali 185.000 soldati a 260.000 entro il 2035. Il programma prevede anche un potenziamento delle riserve, fino a 200.000 unità. Resta da chiarire se questi incrementi saranno raggiunti esclusivamente attraverso il volontariato o se tornerà a essere necessario introdurre il servizio militare obbligatorio. Pistorius sostiene che la Germania debba assumersi maggiori responsabilità nell’ambito della NATO, dotandosi, tra l’altro, di sistemi d’arma a lungo raggio e di capacità più efficaci per la difesa contro attacchi aerei.
La strategia prevede inoltre una rapida modernizzazione delle forze, con l’impiego dell’intelligenza artificiale e l’aggiornamento delle dotazioni. La segretezza che avvolge molte parti del piano ha suscitato critiche tra i membri della commissione difesa del Bundestag, che chiedono accesso alle sezioni riservate per poter esercitare il controllo parlamentare. Sul punto Pistorius ha difeso la riservatezza, osservando che rendere pubblici certi elementi significherebbe «aggiungere Vladimir Putin alla nostra lista di contatti email».
Parallelamente al riarmo, riprende vigore il dibattito sul ritorno al nucleare. Nella CDU si valutano aperture: il leader Friedrich Merz ha dichiarato che la chiusura degli ultimi impianti, avvenuta tre anni fa, «è stata sbagliata», pur sottolineando che riaprire non rappresenta una soluzione immediata ai problemi di approvvigionamento energetico. Più esplicito il capogruppo al Bundestag Jens Spahn, che si è detto «disponibile» a discutere la riattivazione delle centrali nucleari, citando stime secondo cui il riavvio degli impianti spenti potrebbe costare «circa 9-10 miliardi». Spahn ha invitato ad affrontare la questione come tema di società, ricordando che altri Paesi investono decine di miliardi per costruire nuove centrali.
A livello istituzionale anche la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha definito l’abbandono del nucleare un «errore strategico». Sul fronte degli esperti, tuttavia, emergono forti avvertenze sulle tempistiche e sui costi reali: Malte Kuper, ricercatore di politica energetica presso l’Istituto economico tedesco, ha osservato che riattivare le centrali non risolverebbe nell’immediato problemi di energia e prezzi elettrici. Molti impianti sono già in fase di smantellamento e non sono “fermi ad aspettare” una semplice riaccensione; secondo Kuper il processo di ritorno al nucleare richiederebbe un avvio praticamente ex novo, con tempistiche dell’ordine di 15-20 anni e numerose verifiche, permessi e studi.
La crisi della sicurezza internazionale, acuitasi dopo l’invasione russa dell’Ucraina, è indicata dagli osservatori come la ragione principale che giustifica questa nuova strategia difensiva tedesca. L’Europa guarda alla Germania come a un possibile motore della propria difesa, mentre il confronto politico interno prosegue su temi sensibili come la scala dell’aumento degli effettivi, la modernizzazione tecnologica e la possibile riapertura del capitolo nucleare: scelte che plasmeranno il ruolo di Berlino nella sicurezza europea nei prossimi decenni.
Maggiori approfondimenti: https://www.conquistedellavoro.it/global/tra-ritorno-al-nucleare-e-la-deterrenza-militare-pi%C3%B9-forte-d-europa-1.3354245
