Esiste un’età che non è infinita, soprattutto per la fertilità delle donne, ma spesso sottovalutata. In Italia, l’età media alla prima maternità è in costante aumento, raggiungendo i 33,8 anni, mentre il numero medio di figli per donna si attesta a 1,18, evidenziando il declino demografico in atto. Il fattore tempo biologico risulta critico quando si tratta di maternità, e ritardare la consapevolezza di voler diventare genitori può limitare drasticamente le scelte a disposizione.
È da questa premessa che ha preso vita un innovativo progetto di welfare in Italia, finalizzato a sostenere i dipendenti nelle pratiche di procreazione medicalmente assistita. La Otb Foundation, ente non profit legato al gruppo di moda Otb fondato da Renzo Rosso, ha avviato un programma di sensibilizzazione e formazione sulla fertilità per i dipendenti delle sedi italiane, in collaborazione con Genera PMA (Procreazione Medica Assistita). L’obiettivo è promuovere una genitorialità informata e consapevole attraverso iniziative didattiche e il finanziamento di percorsi per la preservazione della fertilità.
Informare precocemente rappresenta una forma concreta di prevenzione, così come mettere in atto azioni mirate. Il progetto della Fondazione Otb intende rispondere ai mutamenti nei tempi di vita e lavoro che spingono sempre più donne a posticipare la maternità, con il rischio di non poter recuperare il tempo perduto. Come afferma la vicepresidente della Otb Foundation, Arianna Alessi, “questo progetto è parte di una serie di iniziative volte a promuovere l’ uguaglianza di genere nei luoghi di lavoro del Gruppo, per sostenere le donne nei loro obiettivi personali e professionali e garantire decisioni sulla maternità sempre più libere e individuali”.
Attualmente, sono disponibili diversi servizi per coloro che intraprendono il percorso di genitorialità, che vanno dall’asilo interno alla flessibilità lavorativa, dai supporti per i neo-genitori a programmi di formazione e sensibilizzazione. Tuttavia, il panorama necessitava di ulteriori interventi. Poiché in Italia “il social freezing è coperto dal sistema sanitario pubblico solo per specifiche patologie mediche, con tempi di attesa prolungati, rendendo la pratica un privilegio di pochi che si rivolgono a strutture private a costi elevati” – come continua Alessi – la nostra Fondazione si è impegnata a finanziare percorsi per le colleghe del gruppo che parteciperanno, per promuovere la libertà di scelta sulla riproduzione, contrastare l’infertilità legata all’età e offrire soluzioni in un contesto sociale e lavorativo che spesso ritarda il desiderio di maternità.
Il progetto è stato presentato durante un evento dedicato alla prevenzione, al tempo biologico e al futuro riproduttivo per tutti i dipendenti. Come afferma il Prof. Filippo Maria Ubaldi, docente di Ostetricia e Ginecologia all’Università della Calabria e Direttore Medico del Gruppo Genera, “il tempo rappresenta la variabile biologica chiave per la fertilità e, a differenza degli altri fattori, non può essere recuperato”. Attualmente, il problema non è la mancanza di opzioni, ma la tardiva informazione. L’intervento tempestivo ha un impatto diretto sul quadro demografico del Paese.
“La preservazione della fertilità deve essere valutata considerando l’età biologica, la qualità degli ovociti e le opportunità offerte dalla scienza”, aggiunge la Prof.ssa Laura Rienzi, docente presso l’Università di Urbino e Direttrice Scientifica del Gruppo Genera. In questo contesto, per la Prof.ssa Rienzi, “il social freezing può essere una delle opzioni possibili per alcune persone, in un contesto in continua evoluzione senza mai trascurare il tempo biologico”.
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