Il gruppo Intesa Sanpaolo sta compiendo un importante passo avanti nel potenziamento del Fondo sanitario integrativo di gruppo, che ora offre coperture essenziali per una vasta platea di persone, inclusi dipendenti, pensionati e i loro familiari. Attraverso un accordo stretto con diversi sindacati, tra cui Fabi, First, Fisac, Uilca e Unisin, la banca ha deciso di aumentare le quote di contribuzione sia da parte dell’azienda che dei lavoratori a partire dal primo gennaio prossimo. Questa mossa è mirata a garantire la sicurezza e la sostenibilità del Fondo nel lungo periodo, nonché a migliorarne le prestazioni. Un passo fondamentale, considerando il contesto sociale attuale caratterizzato dall’invecchiamento della popolazione e dalla diminuzione dei servizi sanitari pubblici.
L’accordo prevede diverse iniziative significative, tra cui l’estensione della polizza Ltc ( Long term care) a tutti i membri iscritti, maggiori di età e assicurabili. Si è inoltre impegnati a trovare soluzioni alternative per tutelare anche coloro attualmente non coperti dall’assicurazione. Complessivamente, si stima che circa 200mila persone beneficeranno di una copertura mensile di circa 1.600 euro in caso di accertata non autosufficienza. In aggiunta, è stato stabilito che le figlie e i figli del personale in servizio potranno mantenere l’iscrizione al fondo sanitario anche dopo aver lasciato il nucleo familiare, e che il personale coinvolto in operazioni di cessione al di fuori del gruppo potrà mantenere l’iscrizione.
L’accordo prevede inoltre la possibilità di revocare la qualifica di familiare beneficiario in situazioni di disagio o violenza familiare, su richiesta dell’interessato. Il coordinatore Fabi di Intesa Sanpaolo, Paolo Citterio, ha sottolineato l’importanza di questo lavoro collettivo per garantire la sostenibilità del Fondo, che rappresenta uno dei pilastri fondamentali del Welfare del gruppo. Claudio Stroppa della First Cisl ha evidenziato che sono stati fissati limiti agli aumenti e i familiari a carico beneficiari di legge 104 sono esclusi dagli incrementi.
Roberto Gabellotti della Fisac Cgil ha parlato della necessità di intervenire per evitare disavanzi strutturali data la diminuzione degli attivi e l’aumento degli assistiti anziani. Simona Ortolani della Uilca ha sottolineato come l’accordo rafforzi la protezione di tutti i membri del gruppo e dei loro familiari, in un contesto di particolare rilevanza attuale. Infine, Massimiliano Lanzini di Unisin/Confsal ha evidenziato l’importanza sociale dell’accordo che aumenta notevolmente le rendite per la non autosufficienza, beneficiando un vasto numero di iscritti, inclusi i pensionati e i loro coniugi.
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