L’occupazione femminile in Italia ha registrato una costante crescita negli ultimi dieci anni, passando dal 50,5% nel terzo trimestre del 2015 al 58,3% nello stesso periodo del 2025. Tuttavia, si è ampliato il divario con l’Unione Europea, passando da 12,7 punti a 13,2 punti. Nel 2024, nella fascia d’età compresa tra i 15 e i 64 anni, il tasso di occupazione femminile si attestava al 57,6%, oltre 13 punti al di sotto della media dell’UE. Nel Mezzogiorno, questa percentuale era appena del 43,1%.
Diversi osservatori statistici, da Eurostat a Istat fino alla Banca d’Italia, sottolineano che una delle principali sfide per le donne in Italia è la difficoltà (poca) di conciliare famiglia e lavoro. I dati evidenziano anche che migliorare l’istruzione è una delle vie per ridurre questo divario. In Italia, il tasso di occupazione delle donne diminuisce con la nascita dei figli, e crolla drasticamente con l’arrivo del terzo figlio, specialmente per le donne con basso livello di istruzione. Al contrario, le donne laureate mantengono un’occupazione elevata, con tassi simili a quelli degli uomini anche in presenza di una famiglia numerosa.
Secondo Eurostat, in Italia il 64,9% delle donne tra i 25 e i 49 anni sono occupate in generale. Tuttavia, questa percentuale varia significativamente in base al numero di figli: sale al 68,5% per chi non ha figli, mentre scende al 64,8% con un figlio, al 62,5% con due figli e al 42,3% con tre figli o più. La formazione riveste un ruolo chiave, poiché la rimozione degli ostacoli posti alle donne dopo la maternità potrebbe ridurre il divario di genere nell’occupazione.
Per quanto riguarda le donne con bassa istruzione, il tasso di occupazione è del 41,1% in generale, ma diminuisce al 36,3% per chi ha due figli e all’18,7% per chi ha almeno tre figli. Tuttavia, per gli uomini con lo stesso livello di istruzione e tre figli, il tasso di occupazione è dell’81,2%.
A livello internazionale, la situazione in Europa è leggermente migliore rispetto a quella italiana. In media nell’UE, il 77,6% delle donne tra i 25 e i 49 anni sono occupate. Le politiche di conciliazione in Paesi come la Germania e la Francia hanno portato a risultati più positivi, con una maggiore percentuale di donne attive nel mercato del lavoro.
In Italia, la difficile conciliazione tra vita e lavoro rimane una sfida importante. Le soluzioni sono note da tempo, ma la loro piena attuazione è ancora un obiettivo da raggiungere. L’audizione di Banca d’Italia ha evidenziato la necessità di incrementare l’offerta di servizi per l’infanzia, sostenere la genitorialità e promuovere una migliore distribuzione dei compiti familiari e di cura, inclusi sostegni alla paternità come i congedi parentali.
In sintesi, affrontare efficacemente le sfide legate all’occupazione femminile in Italia richiede interventi non solo sul presente ma anche sul passato, con strategie incentrate sull’istruzione, sulla parità di genere e sul sostegno alla conciliazione famiglia-lavoro.
Maggiori approfondimenti: https://www.ilsole24ore.com/art/l-occupazione-femminile-cala-chi-ha-figli-resistono-laureate-AIS1URpB
