Prima il petrolio venezuelano, ora le mani sull’ Iran. Gli Stati Uniti stanno manovrando la crisi petrolifera per influenzare l’Europa e guidare il mercato energetico. Con la minaccia di chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell’ Iran, l’approvvigionamento di petrolio proveniente da Iran, Arabia Saudita, Emirati Arabi e Iraq è in pericolo. Di fronte a questa situazione, l’ OPEC ha deciso di aumentare la produzione di 267 mila barili al giorno. Tuttavia, gli analisti sono scettici riguardo all’efficacia di questa mossa se lo Stretto di Hormuz rimarrà bloccato. Trump ha già acquisito il controllo sul petrolio del Venezuela e ora si prepara a esportare quello statunitense in Europa a prezzi più alti, sfruttando la situazione di chiusura dello Stretto. Questo scenario favorirà anche l’estrazione di petrolio negli Stati Uniti, soprattutto grazie alla tecnica di fracking che diventa vantaggiosa con un prezzo del barile a 62 dollari. La speculazione su un possibile aumento del prezzo del petrolio fino a 100 dollari non è infondata, considerando gli eventi del passato. Nel giugno del 2025, gli USA attaccarono impianti nucleari in Iran e il prezzo del greggio Brent salì a 78 dollari al barile. Il timore maggiore dei mercati è che una guerra prolungata possa scatenare conseguenze devastanti. L’ Iran attualmente rappresenta circa il 4,5% della produzione mondiale di petrolio, con una produzione giornaliera di circa 3,3 milioni di barili, ai quali si aggiungono altri 1,3 milioni di barili di condensato e altri liquidi. La Cina è il principale acquirente del petrolio Iraniano e potrebbe subire pesanti ripercussioni. Hormuz è una via cruciale per le forniture energetiche provenienti da vari Paesi, inclusi Arabia Saudita, Kuwait, Qatar e Emirati Arabi Uniti. La crescente tensione ha coinvolto anche il Libano, dando il via a nuovi conflitti. In seguito a attacchi con razzi e droni contro Israele, Tel Aviv ha lanciato un’offensiva contro Hezbollah, che potrebbe sfociare in un’ampia operazione militare, inclusa un’eventuale invasione di terra. Tuttavia, le voci su un imminente attacco Iraniano agli interessi americani mancano di sostanza. Funzionari del Pentagono, durante una riunione confidenziale al Congresso, hanno chiarito che non erano emersi segnali di un’iniziativa offensiva da parte dell’ Iran contro gli USA. Nel frattempo, la Francia si prepara a entrare nel conflitto, dichiarando il proprio sostegno a Paesi alleati minacciati da attacchi delle forze Iraniane. Il Medioriente continua a essere instabile, con l’ Iran che promette una lunga resistenza, affermando di essere preparato a una guerra prolungata, a differenza degli Stati Uniti. La guerra in corso ha già impatti economici significativi, come dimostrato dalla decisione della compagnia statale Qatar Energy di interrompere la produzione di gas naturale liquefatto a causa dei conflitti, causando un aumento del prezzo del gas del 30% in Europa.
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