La complessa vertenza tra Natuzzi e le parti interessate ha fatto tappa al Mimit, ricominciando i colloqui che si erano interrotti nei giorni scorsi al tavolo regionale. Nonostante ciò, non si sono registrati significativi progressi rispetto ai punti cruciali sollevati con la presentazione del piano industriale 2026-28 da parte di Industrie Natuzzi alle parti sociali lo scorso 22 dicembre. Tra questi figurano la riorganizzazione di alcune sedi, la prospettiva di circa 500 esuberi e il ripatrio delle produzioni dalla Romania, a condizione che vi siano basi finanziarie solide e il via libera a misure di sostegno, tra cui la decontribuzione nel Sud Italia. La regione Puglia avvierà presto un confronto con il ministero del Lavoro, insieme alla task force per le crisi industriali del Mimit, per esaminare la fattibilità di questo aspetto. I sindacati Cgil-Cisl e Uil hanno sottolineato che ogni decisione sulla forza lavoro richiede un preliminare dialogo e concordia, rimarcando l’importanza del reshoring produttivo dalla Romania, degli incentivi all’esodo su base volontaria e della definizione di un credibile piano aziendale.
La società considera il reshoring un obiettivo comune, ma insiste sul fatto che deve avvenire in modo da evitare squilibri irreparabili. Per quanto riguarda la ristrutturazione produttiva, Natuzzi assicura che il reinserimento dei dipendenti presso altre sedi non comporterà licenziamenti. Il dialogo è al centro, ma è necessario raggiungere soluzioni condivise entro metà marzo per mettere in atto il progetto 2026/28, dopo i prossimi incontri programmati al Mimit per il 10 e l’11 marzo. A complicare il quadro operativo sono la situazione geopolitica globale e il conflitto nel Medio Oriente, che rappresentano ulteriori rischi per un gruppo internazionale con 568 negozi in vari Paesi del mondo.
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