Ottobre 10, 2026
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Manageritalia: serve un patto tra imprese, manager e istituzioni per superare la crescita stagnante

L’Italia si muove in una condizione di crescita moderata da lungo tempo, con previsioni che per il 2025 indicano un aumento del Pil attorno allo 0,6% e per il 2026 dello 0,8%, sostenuto soprattutto dalla domanda interna. La situazione geopolitica e la marcata esposizione del Paese a rischi internazionali, in particolare sul fronte energetico, rendono però il contesto più difficile e meno prevedibile.
Per superare la “crescita dello zero virgola” serve un patto tra imprenditori, manager e istituzioni che consenta di avviare un percorso di crescita strutturale. È questa la proposta centrale che emerge dalla riflessione del presidente di Manageritalia, associazione che rappresenta circa 47mila dirigenti del terziario e che sta crescendo tra il 3 e il 4% all’anno. L’obiettivo è allargare il perimetro dell’azione oltre gli iscritti e coinvolgere azionisti e istituzioni in scelte strategiche condivise.
Un nodo cruciale è la managerializzazione delle imprese: oggi nelle Pmi italiane solo nel 30% dei casi è presente un manager differente dall’imprenditore, una quota distante rispetto all’80% di Francia, Germania e Spagna. Senza diffondere competenze manageriali difficilmente si potranno cogliere le opportunità di crescita e valorizzare idee e progetti. «Abbiamo buone idee ma non sappiamo farle correre: dobbiamo puntare molto di più sulle competenze manageriali che permettono di fare crescere le imprese ad alto valore aggiunto», sottolinea il presidente.
Per favorire la crescita è necessario orientare le scelte pubbliche e private verso investimenti mirati e verificabili, non limitandosi a redistribuire le risorse disponibili. Vanno sostenuti gli investimenti in servizi ad alto valore aggiunto — come ICT, consulenza e logistica evoluta — incentivando l’integrazione tra industria e servizi lungo tutta la filiera e rafforzando export e internazionalizzazione dei servizi, oggi ancora sottoutilizzati. Ciò potrà comportare una selezione naturale e la perdita di aziende meno competitive, ma in prospettiva genererà occupazione e valore.
Tra gli strumenti concreti proposti vi sono incentivi fiscali strutturali per l’inserimento di manager qualificati nelle Pmi, legati a obiettivi di crescita, export, innovazione e passaggio generazionale; voucher per competenze manageriali da utilizzare in progetti di trasformazione digitale, organizzativa e di sviluppo mercati; e contratti e strumenti flessibili che facilitino l’ingresso, anche temporaneo, di manager nelle imprese più piccole. In questo senso anche il Contratto dirigenti terziario contiene aspetti utili.
Il ruolo del terziario di mercato è centrale: rappresenta poco meno del 60% del Pil nazionale, perciò le politiche di sviluppo dovrebbero mettere al centro la valorizzazione di questo comparto e la crescita delle Pmi che lo compongono. Senza managerializzazione e senza un maggiore accesso al credito, le possibilità di crescita restano limitate.
Sul piano demografico e del capitale umano emergono problemi strutturali che aggravano la situazione: il passaggio generazionale nelle imprese, una quota elevata di inattivi — in Italia il tasso di inattività è del 33% contro una media Ue a 27 del 26–27% — e la fuga dei talenti. Negli ultimi anni molti giovani hanno trasferito la residenza all’estero: nel 2024 oltre 93mila persone tra 18 e 39 anni, mentre negli ultimi dieci anni quasi 97mila giovani laureati hanno lasciato il Paese, dati che rischiano di tradursi nella perdita degli investimenti fatti in formazione.
Per contrastare questi fenomeni non bastano slogan: occorre rendere l’Italia più attrattiva offrendo salari più competitivi, percorsi di merito e reali opportunità di crescita, oltre a promuovere una cultura imprenditoriale e manageriale evoluta. Il manager non va visto come un costo, ma come il profilo in grado di trasformare l’idea imprenditoriale in un progetto organizzato, con prospettive di successo e scala globale. Senza scelte chiare e strumenti adeguati, il rischio è di assistere all’acquisizione da parte di fondi e aziende estere di realtà italiane con potenziale non pienamente espresso.
La sfida indicata è dunque duplice: aumentare il livello di managerializzazione delle imprese e orientare incentivi e politiche pubbliche verso settori e investimenti che possano generare valore aggiunto e internazionalizzazione. Solo così, secondo Manageritalia, sarà possibile far ripartire la dimensione aziendale e l’occupazione, invertendo tendenze negative come l’invecchiamento della popolazione e la perdita di capitale umano qualificato.

Maggiori approfondimenti: https://www.ilsole24ore.com/art/ballare-patto-manager-e-imprenditori-fare-crescere-paese-AI5XbmaD

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