Il sistema della formazione continua sta attraversando una trasformazione strutturale che va ben oltre l’aggiornamento dei contenuti. Il modello tradizionale — corsi lunghi, titoli finali, percorsi lineari — cede progressivamente il campo a un paradigma di apprendimento modulare, flessibile e verificabile che risponde meglio alle esigenze di un mercato del lavoro in cui le competenze diventano obsolete in tempi sempre più rapidi.
Le microcredenziali — attestazioni brevi, specifiche e verificabili di competenze acquisite attraverso percorsi formativi strutturati — sono il simbolo di questa trasformazione. Il 2026 segna in Italia il passaggio dalla sperimentazione alla diffusione: diverse università e ITS Academy hanno avviato programmi riconosciuti nell’European Qualifications Framework.
Sul fronte aziendale, il 2026 vede una crescita significativa degli investimenti in piattaforme di learning management system che permettono di gestire percorsi di formazione personalizzati, tracciare le competenze acquisite e allinearle ai fabbisogni dell’organizzazione.
Il ruolo dell’AI in questo contesto è duplice: permette di personalizzare i percorsi formativi in modo più efficace, ma genera anche nuovi fabbisogni formativi che il sistema deve essere in grado di soddisfare rapidamente. Il contesto normativo italiano supporta questa evoluzione attraverso le risorse del PNRR destinate alla digitalizzazione del sistema formativo. La sfida è la qualità: il proliferare di piattaforme di e-learning che rilasciano certificazioni di dubbia spendibilità rischia di svalutare anche le attestazioni legittime, rendendo necessario un sistema di accreditamento pubblico rigoroso. Le imprese che integrano le microcredenziali nella gestione delle carriere interne ottengono un vantaggio nel trattenere i talenti, che vedono riconosciuto e valorizzato ogni investimento formativo personale.
di Angela Piccirillo
