Formedil Veneto ha avviato un corso sperimentale per introdurre nei cantieri della regione la figura del mediatore culturale per la sicurezza sul lavoro. Il primo gruppo è composto da nove mediatori — otto donne e un uomo — provenienti da Ucraina, Marocco, Bangladesh, Romania, Nigeria, India e Togo. L’obiettivo è rendere la formazione sulla sicurezza più accessibile e efficace per lavoratori di origine straniera, sempre più presenti nel settore edile regionale.
La nuova figura professionale è stata prevista dal contratto regionale dell’edilizia artigiana e delle PMI e nasce per affiancare i docenti durante i corsi, facilitando la comprensione di norme, rischi e procedure nei cantieri. Il ruolo richiede competenze non solo linguistiche ma anche tecniche e relazionali: dalla conoscenza della normativa sulla sicurezza alla capacità di tradurre concetti complessi in esempi concreti, fino alla costruzione di un rapporto di fiducia con i lavoratori.
Il corso sperimentale è stato promosso in collaborazione con Confartigianato Marca Trevigiana e ha coinvolto mediatori già attivi come interpreti per Prefetture, enti di formazione e cooperative sociali. Secondo i promotori, la mediazione culturale va oltre la semplice traduzione: è necessaria per trasferire consapevolezza del rischio adattando linguaggio, esempi e approccio culturale. «Le parti sociali hanno dimostrato grande lungimiranza — sottolinea il presidente Enrico Maset — introducendo una figura capace di rendere davvero efficace la formazione sulla sicurezza. Non basta tradurre: serve trasferire consapevolezza del rischio, adattando linguaggio, esempi e approccio culturale». Il vicepresidente Pietro De Angelis aggiunge che, con mediatori formati, «la sicurezza diventa realmente accessibile e comprensibile per tutti» e che si punta a distinguersi da logiche puramente formali elevando la qualità della formazione.
La misura risponde a una necessità del mercato del lavoro in Veneto: oltre la metà della manodopera impiegata nelle imprese edili artigiane e nelle PMI è straniera. A livello regionale il settore dell’edilizia registra una forte presenza di lavoratori stranieri, che costituiscono oltre il 12% degli occupati complessivi, con aree dove la maggioranza della manodopera è non italiana e con oltre il 31% delle imprese edili guidate da imprenditori stranieri.
A livello nazionale Unioncamere segnala che nell’ultimo anno le assunzioni previste di immigrati hanno sfiorato quota 1.360.000, pari al 23% del totale delle assunzioni previste: in pratica, circa un nuovo assunto su quattro non è italiano. Questo cambiamento strutturale rende necessario un salto di qualità nella formazione per la sicurezza sul lavoro.
I dati sugli infortuni sottolineano l’urgenza dell’intervento: l’Inail ha certificato per il 2025 un aumento di 1.681 infortuni sul lavoro rispetto all’anno precedente (+2,4%) e di 2.935 rispetto al 2020 (+4,25%), il dato più elevato nel quinquennio. Il settore delle costruzioni, insieme a quello agricolo, figura tra i comparti con il maggior numero di infortuni registrati. In questo contesto, l’introduzione dei mediatori culturali è pensata per ridurre l’esposizione al rischio dei lavoratori stranieri, spesso più vulnerabili a causa di barriere linguistiche e difficoltà nella comprensione delle norme di sicurezza.
L’esperienza pilota apre la strada a un’estensione della pratica: il rafforzamento della mediazione culturale nei percorsi formativi potrebbe contribuire a ridurre gli incidenti, migliorare la qualità del lavoro e sostenere la competitività del settore edile regionale, dove la presenza di lavoratori stranieri è ormai determinante.
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