A cento giorni dalle elezioni di medio termine, la popolarità del presidente Donald Trump mostra segnali di forte erosione. Secondo una media dei sondaggi calcolata dal New York Times, il suo indice di gradimento si attesta intorno al 39 per cento. Le dinamiche di consenso appaiono influenzate soprattutto dalla gestione del conflitto con l’Iran e dalla percezione diffusa del deterioramento delle condizioni economiche.
La campagna militare con l’Iran, ormai in corso da circa cinque mesi, pesa sul consenso. Analisi riprese da Newsweek segnalano come la popolarità del presidente aumenti quando cessano le ostilità e diminuisca quando il cessate il fuoco viene violato. Il prolungarsi delle operazioni e l’assenza di una strategia chiara alimentano malcontento e incertezza, con ripercussioni anche sull’economia e sulle tasche dei contribuenti.
I dati economici e le percezioni dei cittadini confermano un clima di sfiducia. Un sondaggio CBS News/YouGov rileva che il 64 per cento degli intervistati giudica le prospettive economiche statunitensi “abbastanza negative” o “molto negative”, mentre il 59 per cento ritiene che la situazione stia “peggiorando”. Sulle responsabilità politiche, il 78 per cento degli intervistati ritiene che il presidente non presti “sufficiente attenzione” al contenimento dei prezzi di beni e servizi; il 58 per cento afferma che le politiche dell’amministrazione stiano addirittura aggravando la situazione finanziaria delle famiglie.
Il malcontento economico si intreccia con la stanchezza della base elettorale populista. La cosiddetta base MAGA sembra meno coesa rispetto al passato: i risultati dei sondaggi indicano una fragilità del consenso che potrebbe tradursi in perdite significative per il partito repubblicano nelle prossime votazioni. Tra cento giorni, infatti, una vittoria dei democratici alla Camera potrebbe ribaltare gli equilibri di potere e complicare ulteriormente l’agenda del secondo mandato presidenziale.
Per contenere il danno politico, la Casa Bianca ha avviato azioni legali e amministrative in vista del voto del 3 novembre. L’amministrazione ha cercato di introdurre nuove regole sul voto per corrispondenza e di ottenere l’accesso ai database elettorali, ma un tribunale distrettuale federale ha bloccato tali misure ritenendo che il presidente abbia ecceduto i poteri conferiti dall’ordine esecutivo. Il Dipartimento di Giustizia ha quindi presentato una mozione d’urgenza per sospendere la sentenza e portare la questione davanti alla Corte Suprema. Il dibattito giuridico si concentra anche sulla competenza degli Stati a stabilire le modalità organizzative delle proprie elezioni, come previsto dalla Costituzione e dalla legge federale.
Lo scenario politico e strategico appare dunque complesso: mentre la Cina avanza come potenza con un ruolo di equilibrio tra interessi globali, gli Stati Uniti mostrano segnali di frattura interna e difficoltà nella gestione di politica estera ed economica. Resta da vedere se nelle prossime settimane l’amministrazione riuscirà a invertire la tendenza o se il calo di consenso proseguirà, con possibili conseguenze sugli equilibri parlamentari nelle elezioni di medio termine.
Maggiori approfondimenti: https://www.conquistedellavoro.it/global/cola-a-picco-la-popolarit%C3%A0-di-trump-a-100-giorni-dal-voto-di-medio-termine-1.3355555
