Automobili Lamborghini si conferma datore di lavoro ideale per i lavoratori italiani, ottenendo il primo posto nella classifica Randstad Employer Brand Research 2026 con il 79,8% di preferenze. Il gruppo di Sant’Agata Bolognese viene riconosciuto non solo per le sue supercar e l’Urus, ma anche per le politiche interne orientate a flessibilità, settimana corta e sostenibilità, elementi che secondo l’azienda favoriscono l’emergere del potenziale dei dipendenti e una maggiore agilità organizzativa.
La ricerca annuale di Randstad, condotta tramite un sondaggio indipendente dell’Istituto Kantar, ha coinvolto 171.000 rispondenti e 6.400 aziende in 34 Paesi; in Italia sono state intervistate 7.170 persone, occupate e non, tra i 18 e i 64 anni, sull’attrattività dei principali 150 datori di lavoro del mercato. Oltre a Lamborghini, nei rispettivi settori emergono come più attrattive Ferrero per i beni di largo consumo, Gruppo Mondadori nei media, IEO nella sanità, Brembo nella componentistica automotive, Leonardo nell’aeronautica, Sanofi nel farmaceutico, ABB nell’elettronica e IBM nell’Ict.
Marco Ceresa, group ceo di Randstad, sottolinea che la scelta del datore di lavoro ideale in Italia è guidata da un mix di fattori collegati: la retribuzione si conferma quest’anno il driver prioritario, influenzata dall’incertezza economica e dall’inflazione, seguita da atmosfera lavorativa, work-life balance, sicurezza del posto e opportunità di carriera. Ceresa osserva inoltre come le aziende ottengano ancora risultati migliorabili su alcuni di questi elementi chiave, suggerendo la necessità di strategie più incisive di employer branding per attrarre e trattenere talenti.
Il dato più rilevante emerso dalla ricerca è il ritorno dello stipendio in cima alle priorità: il 59% degli italiani indica la retribuzione come fattore principale nella scelta del datore di lavoro, superando l’atmosfera piacevole (57%) e il bilanciamento vita-lavoro (56%). Questo trend, che interrompe un decennio in cui a prevalere erano fattori “soft”, è fortemente influenzato dall’erosione del potere d’acquisto causata dall’inflazione.
Lo stipendio è anche la principale causa di dimissioni, indicata dal 44% degli intervistati, seguita dalla mancanza di opportunità di crescita professionale (33%) e dal desiderio di migliorare l’equilibrio tra vita privata e lavoro (33%). Nonostante ciò, la risposta delle aziende su retribuzione e opportunità di carriera risulta ancora debole.
Il mercato del lavoro mostra segnali di relativa stabilità: il 22% dei lavoratori italiani dichiara l’intenzione di cambiare lavoro nei prossimi sei mesi, mentre il 12% lo ha già fatto, una lieve diminuzione rispetto al 2025. Le intenzioni di cambiamento variano marcamente per generazione: oltre un quarto della Generazione Z (26%) prevede di lasciare il lavoro entro sei mesi, contro il 9% dei Baby Boomers.
La competizione tra settori per attrarre talenti risulta intensa e trasversale. Il settore più ambito dagli italiani è l’industria aeronautica (77%), seguito dall’ICT (75,9%), automotive (75,7%), elettronica (75,58%), media (75,55%), sanità (75,45%), farmaceutico (75,42%), beni di largo consumo (75,22%), componentistica automotive (74,90%) e industria metallurgica (74,9%).
Per la ricerca di lavoro i canali digitali restano predominanti: LinkedIn è il più utilizzato (48%) e il più efficace (27% dichiara di aver trovato lavoro tramite la piattaforma). Seguono portali e motori di ricerca lavoro (28% usano, 11% efficaci), siti aziendali (26% e 13%), conoscenze personali e social media (24%), Google for Jobs (19%), servizi pubblici per l’impiego (14%), applicazioni di intelligenza artificiale come Gemini, ChatGPT e Copilot (9%), agenzie di recruiting (8%) e job fair (7%). I portali più citati includono Indeed, Subito.it e Trovolavoro; fra i social più diffusi emergono Facebook e Instagram, seguiti da Telegram, TikTok, X, Twitch e Snapchat.
Nonostante la digitalizzazione dei processi di selezione, il contatto personale resta cruciale: tre candidati su quattro ritengono fondamentale l’incontro di persona sia in fase di ricerca (74%) sia in fase di candidatura (75%). Sul fronte dei benefit, oltre allo stipendio contano molto politiche di previdenza e sicurezza finanziaria (81%), flessibilità lavorativa e servizi per lo stile di vita (80%), salute e benessere (80%), ferie e permessi (79%), comfort sul luogo di lavoro (78%) e opportunità di sviluppo professionale (77%).
Quanto alle modalità di lavoro, in Italia prevale ancora la presenza in sede (47%); il 26% adotta formule ibride e il 7% lavora esclusivamente da remoto. Per il 18% delle posizioni il lavoro da remoto non sarebbe possibile e per il 3% non è consentito dal datore di lavoro. Dopo il picco dello smart working nel 2021, caratterizzato da un 18% di lavoro completamente da remoto e un 33% in forma ibrida, si è registrata una diminuzione fino al 2025; il 2026 mostra una lieve inversione di tendenza con un aumento di un punto percentuale del lavoro da remoto e delle formule ibride, fenomeno che potrebbe essere collegato anche alle riflessioni su risparmio energetico e contesti geopolitici.
Maggiori approfondimenti: https://www.ilsole24ore.com/art/le-aziende-migliori-cui-lavorare-lamborghini-e-primo-posto-AIm8Ri5C
