Nella notte gli Stati Uniti hanno condotto raid nel sud dell’Iran, colpendo un sito destinato al lancio di missili e alcune imbarcazioni impegnate, secondo Washington, nel posizionamento di mine. Il Centcom, tramite il portavoce Timothy Hawkins, ha motivato l’azione come misura di autodifesa per «proteggere le truppe dalle minacce poste dalle forze iraniane», dichiarazione riportata dalla CNN.
Secondo il network Al Arabiya, il bersaglio comprendeva imbarcazioni a sud dell’isola di Larak; gli attacchi avrebbero provocato quattro morti. Il ministero degli Esteri iraniano ha definito l’azione una «grave violazione del cessate il fuoco», accusando gli Stati Uniti di agire in malafede e di compiere «azioni aggressive» proprio mentre era in corso un processo diplomatico mediato dal Pakistan.
La dichiarazione ufficiale iraniana parla inoltre di «molteplici atti di pirateria marittima contro navi mercantili iraniane» e ritiene il governo statunitense «responsabile di tutte le conseguenze derivanti da questi atti aggressivi». Teheran avverte che «la Repubblica Islamica dell’Iran non lascerà impunito alcun atto malevolo».
Sulla stessa linea si è espresso il leader supremo Mojtaba Khamenei, nel messaggio trasmesso in occasione della festività di Eid al-Adha: le basi statunitensi nei Paesi del Golfo «non sono più protette» e «non si tornerà indietro», ha detto, sostenendo che le nazioni e i territori della regione «non serviranno più da scudo per le basi americane». Secondo fonti di Tel Aviv citate nel comunicato, Khamenei non si sarebbe mostrato in pubblico dopo essere stato gravemente ferito dai raid israelo-americani dopo la sua assunzione all’inizio di marzo.
Dopo l’attacco, la Cina ha chiesto il rispetto reciproco del cessate il fuoco in Medio Oriente. Il portavoce del ministero degli Esteri Mao Ning ha esortato le parti coinvolte a mantenere i propri impegni sul cessate il fuoco, a risolvere le divergenze con mezzi pacifici e a proseguire il dialogo e il negoziato prendendo in considerazione le legittime preoccupazioni di tutte le parti.
Nel frattempo, alcuni esponenti politici statunitensi continuano a indicare la possibilità di un accordo con Teheran. Il senatore Marco Rubio, in visita ufficiale in India, ha dichiarato che un’intesa è «ancora possibile» e ha riferito che si sono svolti colloqui in Qatar; a suo avviso ora le discussioni verrebbero concentrate sulla formulazione precisa del testo iniziale, operazione che richiederà «alcuni giorni».
Tra le richieste iraniane al centro dei negoziati figura lo sblocco di almeno 24 dei 100-120 miliardi di dollari congelati all’estero a causa delle sanzioni statunitensi. Le tensioni militari e le mosse diplomatiche si svolgono dunque in parallelo, alimentando preoccupazioni sulla stabilità regionale e sul futuro delle trattative.
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