Dopo giorni di annunci plateali e reazioni di mercato, il negoziato tra Stati Uniti e Iran avanza tra cautela e scetticismo: entrambe le parti parlano di progressi, ma nessuno definisce l’intesa imminente. Teheran ha riconosciuto di aver raggiunto una conclusione su “gran parte delle questioni in discussione”, tuttavia il portavoce del ministero degli Esteri, Esmail Baghaei, ha chiarito che non si può affermare che un accordo sia vicino, accusando al contempo Washington di essere “volubile”.
Il portavoce ha inoltre sottolineato che i servizi legati alla navigazione e alle misure per la tutela ambientale dello Stretto di Hormuz, del Golfo Persico e del Mar d’Oman richiedono il pagamento di tariffe, specificando che l’Iran “non intende imporre alcun pedaggio”.
Sulla sponda americana, l’ex presidente Donald Trump ha ribadito la necessità di un’intesa “importante e significativa”, definendola l’esatto opposto dell’accordo raggiunto durante l’amministrazione Obama, che a suo dire avrebbe favorito l’accesso iraniano all’arma nucleare. Trump ha inoltre invitato Arabia Saudita e Qatar a firmare “immediatamente” gli Accordi di Abramo e ha proposto che, qualora l’Iran sottoscriva un accordo con gli Stati Uniti, il Paese potrebbe essere incluso in una più ampia “coalizione globale”. Secondo lui, ciò renderebbe il Medio Oriente “unito, potente ed economicamente forte”.
Gli Accordi di Abramo, firmati nel 2020, hanno normalizzato relazioni diplomatiche ed economiche tra Israele e altri quattro Paesi a maggioranza arabo-musulmana — Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Sudan e Marocco — aggiungendosi ai precedenti accordi con l’Egitto (1979) e la Giordania (1994).
La delegazione iraniana si trova a Doha per colloqui con il primo ministro del Qatar: alla trattativa partecipano il capo negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf, il ministro degli Esteri Abbas Aragchi e il governatore della banca centrale, che dovrebbe discutere il possibile sblocco dei fondi iraniani congelati. Secondo la Reuters, i negoziati vertono principalmente sul controllo dello Stretto di Hormuz e sulle scorte iraniane di uranio altamente arricchito.
Fonti regionali citate dalla Cbs News riferiscono che la bozza di memorandum d’intesa comprende una serie di misure concrete: una proroga di 60 giorni del cessate il fuoco in corso; la riapertura immediata dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran e l’adozione di misure per riportare il traffico marittimo alle condizioni precedenti il conflitto entro 30 giorni; la cessazione definitiva di tutte le operazioni militari dichiarata sia da Teheran sia dagli Stati Uniti; l’impegno iraniano a non sviluppare mai armi nucleari e l’accettazione dello smaltimento delle scorte di uranio arricchito secondo un meccanismo concordato dalle parti.
La visita e i colloqui in Qatar si inseriscono nel più ampio processo diplomatico avviato dal Pakistan per cercare di porre fine al conflitto. Mentre le diplomazie continuano a lavorare senza sosta, rimane però la consapevolezza che, nonostante i progressi dichiarati, il traguardo di un accordo definitivo è ancora lontano.
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