Ottobre 10, 2026
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Nazionale News

Trump abroga la valutazione del rischio: via una regola chiave per la protezione climatica negli Usa

Il governo di Donald Trump ha annullato una normativa centrale della protezione climatica statunitense, dichiarando invalida la cosiddetta Endangerment finding, la valutazione che nel 2009 aveva riconosciuto i gas serra come una minaccia per la salute pubblica. L’amministrazione ha definito la cancellazione “la più grande misura di deregolamentazione” nella storia degli Stati Uniti, sostenendo che le regole precedenti avevano danneggiato l’industria automobilistica e aumentato i costi per i cittadini.
La decisione è stata commentata duramente dagli avversari politici: l’ex presidente Barack Obama ha scritto su X che il provvedimento renderà gli americani “meno sicuri, meno sani e meno capaci di combattere il cambiamento climatico”, affermando che la mossa favorisce l’industria dei combustibili fossili. Anche l’ex vicepresidente Al Gore ha attaccato l’amministrazione, accusandola di “negare la scienza e la realtà” e di compiere un’offesa verso chi già subisce le conseguenze degli eventi meteorologici estremi.
Il provvedimento rilancia il ruolo dei combustibili fossili e potrebbe ostacolare la chiusura delle vecchie centrali elettriche a carbone. La senatrice repubblicana Shelley Moore Capito, rappresentante della Virginia Occidentale, ha definito l’intervento “iniziativa rivoluzionaria”, auspicando riflessi positivi sui prezzi dei veicoli a benzina.
Gli Stati Uniti sono tra i principali emettitori globali di gas serra: le emissioni pro capite sono state in media di 14 tonnellate nel 2024, contro 8,7 tonnellate della Cina e 6,8 tonnellate della Germania. Da quando Trump è tornato alla Casa Bianca, l’amministrazione ha ridotto in modo significativo i finanziamenti per la protezione del clima e per la ricerca ambientale e, a gennaio, gli Stati Uniti si sono ritirati ufficialmente dall’Accordo di Parigi del 2015.
La revoca della Endangerment finding avrà effetti immediati anche sul piano legale: più organizzazioni ambientaliste, tra cui Natural Resources Defense Council (NRDC) ed Earthjustice, hanno già annunciato che impugneranno la decisione in tribunale. Manish Bapna, presidente dell’NRDC, ha definito la scelta di Trump “il più grande attacco della storia agli sforzi del governo per combattere la crisi climatica”, prevedendo un peggioramento dell’inquinamento atmosferico, dei problemi di salute, dei costi energetici e degli eventi meteorologici estremi.
La battaglia giudiziaria è appena iniziata e, secondo gli esperti citati, potrebbe protrarsi per anni. Anche il governatore della california, Gavin Newsom, ha predisposto azioni legali e politiche parallele: la reazione dei democratici assume toni che evocano la lotta elettorale, definendo la decisione un “tradimento del popolo americano” e accusando il Partito Repubblicano di schierarsi a favore dell’inquinamento.
I democratici imputano all’amministrazione l’uso di ingenti risorse pubbliche per sostenere il carbone, la pressione sui gestori perché mantengano operative centrali che dovrebbero essere dismesse e l’allentamento delle norme su sicurezza e salute dei minatori. Dal punto di vista occupazionale, ricordano che l’estrazione del carbone impiega attualmente circa 40 mila persone negli Usa, un numero in diminuzione nel primo anno dell’attuale mandato.
Secondo i democratici, le misure dell’amministrazione penalizzano le energie rinnovabili: dazi su componenti per pannelli solari, tagli alle agevolazioni fiscali per le rinnovabili e revoche di permessi per parchi eolici e solari sono citati come strumenti che favoriscono l’aumento dei prezzi dell’energia prodotta da fonti pulite. La contesa su norme, economia e giustizia climatica è dunque destinata a proseguire tra piazza, aule giudiziarie e palazzi del potere.

Maggiori approfondimenti: https://www.conquistedellavoro.it/global/per-salvare-l-auto-trump-rilancia-il-carbone-1.3353295