Ottobre 16, 2026
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Unioncamere: riportare in Italia i giovani talenti può aumentare il Pil di mezzo punto

L’invecchiamento della forza lavoro italiana rappresenta, secondo Unioncamere, non solo un’emergenza demografica ma un freno alla competitività, alla produttività e alla transizione digitale e sostenibile delle imprese. Le analisi del Centro studi Tagliacarne e di Unioncamere, basate su elaborazioni proprie e fonti istituzionali, evidenziano come la composizione anagrafica del capitale umano influenzi direttamente la capacità innovativa delle imprese.
Le imprese che riescono ad attirare e trattenere talenti under 35 registrano incrementi di produttività. Secondo Unioncamere, queste aziende segnano un aumento medio della produttività del 7,2%. Dati Istat collegati mostrano inoltre che le imprese con una maggiore presenza di giovani ottengono una crescita del fatturato e dell’occupazione superiore di 1,5 punti percentuali rispetto alla media.
L’attitudine all’innovazione varia con l’età: la propensione all’innovazione di processo cresce fino a una media di 36 anni degli occupati, quella all’innovazione di prodotto fino ai 42 anni, per poi diminuire. Per la composizione attuale della forza lavoro, Unioncamere riporta che il 60% delle imprese italiane ha già oltrepassato la soglia anagrafica oltre la quale cala la spinta a innovare, secondo i dati Istat.
Le Camere di commercio propongono interventi mirati per invertire questa tendenza, sottolineando come il ritorno di una parte significativa dei giovani emigrati possa avere effetti rilevanti sull’economia. Le stime di Unioncamere indicano che il rientro della metà dei giovani expat produrrebbe un beneficio stimato fino a 12 miliardi di euro, pari a circa mezzo punto di Pil.
«Le nuove generazioni vivono con minori barriere culturali, territoriali e sociali rispetto al passato», dichiara il presidente di Unioncamere Andrea Prete. «Grazie ad iniziative come l’Erasmus si sentono naturalmente cittadini europei. L’Europa è uno spazio concreto di studio, lavoro, opportunità. Confrontano salari, qualità del lavoro, accesso all’innovazione e possibilità di crescita. È un cambiamento culturale profondo, che parla di una nuova idea di vita, famiglia e realizzazione personale. Valorizzare la loro creatività e la capacità di innovazione richiede uno sforzo comune. Le Camere di commercio sono in campo e pronte a fare da ponte tra imprese e sistema della formazione».
Negli ultimi vent’anni la struttura dell’occupazione in Italia è cambiata sensibilmente: la quota degli occupati over 50 è raddoppiata, passando dal 20% a circa il 40%, mentre la presenza degli under 35 è scesa dal 35% a meno del 25%, rileva il Cnel. Parallelamente, decine di migliaia di giovani si sono trasferiti fuori dall’Europa attratti da salari più elevati e opportunità professionali, con flussi verso realtà come la Silicon Valley, il settore finanziario britannico o i mercati asiatici.
Il sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro segnala che ogni anno circa il 28% dei contratti programmati dalle imprese è destinato agli under 30; tuttavia, nel corso dell’ultimo anno il 48% di queste posizioni è stato giudicato difficile da coprire, principalmente per assenza di candidati (31%). I percorsi di selezione possono essere complicati e disincentivanti per i giovani candidati.
Guardando al futuro, le proiezioni di Excelsior indicano un potenziale deficit di profili laureati Stem tra il 2026 e il 2029: potrebbero mancare oltre 13.000 laureati all’anno, in particolare ingegneri, economisti e medici, se si confronta la domanda delle imprese e della pubblica amministrazione con il numero dei laureati in uscita dalle università.
Il fenomeno della «fuga di cervelli» è particolarmente rilevante: negli ultimi dieci anni i giovani tra i 20 e i 34 anni emigrati dall’Italia sono quasi raddoppiati, passando da 37.000 a 70.000 (+85%), secondo Eurostat. Il valore del capitale umano emigrato tra il 2011 e il 2024 è stato stimato dal Cnel in 159,5 miliardi di euro, pari al 7,5% del Pil nazionale. Oggi in Italia emigrano 8 giovani ogni mille, più del doppio della Germania e più della Spagna (Eurostat).
Secondo Unioncamere, riportare anche solo metà dei 20-34enni emigrati negli ultimi cinque anni — poco più di 250.000 persone — potrebbe generare un impatto economico fino a 12 miliardi di euro. Per le Camere di commercio, investire sulle nuove generazioni è una leva essenziale per rilanciare innovazione, produttività e crescita del Paese.

Maggiori approfondimenti: https://www.ilsole24ore.com/art/appello-unioncamere-rientro-giovani-cervelli-fuga-vale-12-miliardi-AIkridVD

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