Il sistema delle università telematiche italiane mostra una crescita rapida e costante, con segnali concreti di integrazione nel mercato del lavoro e di ampliamento dell’offerta formativa. Secondo i dati raccolti dal portale AteneiOnline, riconosciuto dal Ministero dell’Università e della Ricerca, gli iscritti alle università telematiche sono oggi circa 300mila, il doppio rispetto ai 140mila registrati nell’anno accademico 2019-2020.
Per le lauree erogate sia in modalità telematica sia in presenza la scelta dell’online è in aumento: oltre uno studente su cinque (21,8%) opta per la modalità telematica come prima scelta. I trend descrivono una trasformazione strutturale dell’approccio degli studenti all’offerta universitaria, con l’online non più visto come eccezione ma come una percorso riconosciuto e adottato da categorie diverse, dai neodiplomati a chi cerca aggiornamento o crescita professionale.
L’espansione degli iscritti è accompagnata da un incremento dell’offerta: negli ultimi cinque anni sono stati attivati 40 nuovi corsi di laurea. Tra i percorsi più scelti spiccano scienze motorie, scelte in modalità online da circa la metà degli studenti del settore, scienze della formazione (43%) e psicologia (36,7%). L’incidenza delle università telematiche si allarga trasversalmente alle aree disciplinari: la quota di laureati provenienti da atenei telematici è passata dall’11,9% del 2020 al 24,3% del 2024.
Nel 2024-2025 oltre la metà dei laureati in scienze motorie (59,2%) ha conseguito il titolo in un ateneo telematico; seguono scienze della formazione (44,8%), scienze della nutrizione (42,4%) e giurisprudenza (40,1%). Rilevanti anche le percentuali in lettere (38%) e psicologia (29,8%).
Le università telematiche registrano tempi di laurea più rapidi: la percentuale di laureati in corso raggiunge l’80,9%, rispetto al 54,7% delle università tradizionali. Il divario è marcato in alcune discipline: in giurisprudenza il tasso di laureati in corso nelle università telematiche è pari all’83%, quasi il doppio rispetto al 43% degli atenei tradizionali.
Sul fronte dell’occupazione i laureati delle università telematiche mostrano un tasso di inserimento a un anno dal titolo pari al 77,4%, lievemente superiore a quello dei laureati delle università tradizionali (74,4%). I corsi con i maggiori tassi di occupazione a un anno dalla laurea sono Economia (91,4%), scienze motorie (81,7%), ingegneria gestionale (79,8%), seguiti da psicologia (74,6%) e giurisprudenza (74,1%). Questi dati suggeriscono un progressivo superamento dei pregiudizi nei processi di selezione da parte delle aziende.
Il contesto macroeconomico ed demografico contribuisce a rendere più rilevante il ruolo delle università telematiche: lo squilibrio tra domanda e offerta di competenze, unito al crollo demografico, spinge le imprese ad ampliare i bacini di reclutamento. Le analisi settoriali segnalano inoltre difficoltà diffuse nel reperimento di profili tecnici, con un elevato livello di talent shortage soprattutto nei settori Tech & IT (77%), ospitalità e ristorazione (76%), energia e utilities (75%) e industriale (74%). Le competenze più difficili da trovare riguardano il digitale, in particolare l’applicazione dell’intelligenza artificiale, e le competenze industriali.
A livello europeo il mercato dell’istruzione superiore online vale 57,18 miliardi di dollari e dovrebbe raggiungere 61,96 miliardi già nel 2026. In questo panorama l’Italia si colloca al terzo posto con un valore superiore ai 3 miliardi di euro, dietro a Regno Unito (circa 10 miliardi) e Germania (3,5 miliardi), evidenziando tassi di crescita tra i più dinamici in Europa.
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