Ottobre 11, 2026
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Veneto: le dimissioni delle lavoratrici madri fotografate dall’Osservatorio regionale

Il nuovo report dell’Osservatorio regionale mercato del lavoro di Veneto Lavoro analizza il fenomeno delle dimissioni volontarie delle lavoratrici madri nei primi anni di vita del figlio, mettendo in luce le tensioni persistenti tra maternità, occupazione e organizzazione della cura. Lo studio sottolinea che si tratta di un problema che travalica la dimensione individuale o familiare, richiamando in causa l’organizzazione del lavoro, la disponibilità di servizi, il ruolo dei padri, le reti familiari e gli strumenti di sostegno pubblico.
Nel 2025 in Veneto sono state 8.500 le convalide effettuate dall’Ispettorato — i provvedimenti che verificano la volontarietà delle dimissioni o delle risoluzioni consensuali presentate entro i primi tre anni di vita del figlio, il cosiddetto periodo tutelato — pari al 14% del totale nazionale. Di queste, il 60% riguarda lavoratrici madri.
Limitando l’osservazione al primo anno di vita del figlio, definito nel report come “periodo protetto”, le dimissioni convalidate sono 4.600, delle quali 3.700 riferite a donne. Il profilo delle lavoratrici coinvolte mostra una marcata concentrazione nelle fasce centrali dell’età adulta: oltre un terzo ha tra i 30 e i 34 anni.
Le lavoratrici interessate sono prevalentemente italiane (85%) e impiegate nel settore dei servizi (80%), con una significativa presenza nei comparti turistico, commerciale e socio-sanitario. Circa il 40% aveva un rapporto di lavoro part-time al momento della cessazione.
Uno degli aspetti centrali emersi dal report riguarda le prospettive dopo le dimissioni: l’uscita dal lavoro non sempre è definitiva. Nel 15% dei casi si tratta di transizioni immediate verso un nuovo impiego, con ricollocazione entro una settimana dalla cessazione, segnalando la presenza di una quota di mobilità professionale ordinaria. Entro sei mesi rientra nel mercato del lavoro circa un terzo delle lavoratrici dimissionarie e, osservando coorti con finestre temporali più lunghe, il tasso di rientro sale fino ad avvicinarsi all’80% entro cinque anni.
Il reinserimento, però, non è uniforme. Le lavoratrici più mature mostrano tassi di rientro più bassi, sebbene in crescita nel tempo. Il rientro occupazionale avviene prevalentemente nel settore dei servizi, che assorbe oltre otto ricollocazioni su dieci entro due anni. Il contratto a tempo determinato rimane la forma contrattuale più diffusa tra le ricollocazioni, ma cresce la quota di rientri a tempo indeterminato, passata dal 25% nel 2019 al 32% nel 2023. Il part-time continua a giocare un ruolo rilevante, interessando il 53% dei rapporti di ricollocazione entro due anni.
Il report dedica un approfondimento all’accesso ai servizi pubblici per l’impiego: in media circa il 70% delle lavoratrici che si dimettono in periodo protetto rilascia la dichiarazione di immediata disponibilità presso un Centro per l’impiego regionale, condizione necessaria per accedere alla NASpI. Per queste donne il rientro immediato è meno frequente, ma oltre la metà risulta nuovamente occupata entro due anni. Resta tuttavia significativa la quota di chi non torna al lavoro dipendente regionale nel biennio successivo.
Dall’indagine qualitativa emerge che la decisione di dimettersi raramente è completamente pianificata: più spesso la scelta matura dopo il parto, nel confronto con le condizioni concrete del rientro in azienda. Tra i fattori che spingono alla cessazione del rapporto di lavoro figurano la rigidità degli orari, le difficoltà nel reperire soluzioni di cura, il venir meno del supporto familiare, il diniego o l’inefficacia del part-time e un clima aziendale percepito come poco accogliente. In questo contesto la NASpI agisce più come rete di sicurezza che come causa principale delle dimissioni, riducendo il rischio associato alla scelta.
Il report segnala infine esempi di buone pratiche organizzative aziendali che hanno dimostrato di limitare il fenomeno: in contesti dove sono state attuate misure di conciliazione efficaci il tasso di dimissioni in periodo protetto da parte delle lavoratrici si azzera, evidenziando il ruolo decisivo delle politiche interne e dei servizi di supporto nella riduzione dell’abbandono precoce del lavoro da parte delle madri.

Maggiori approfondimenti: https://www.ilsole24ore.com/art/il-veneto-indaga-fenomeno-dimissioni-lavoratrici-madri-AJxL0oF

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