La vertenza Electrolux, avviata alcuni mesi fa con l’annuncio di 1.700 esuberi, la chiusura di diverse linee produttive e di uno stabilimento, subirà una nuova pausa procedurale. Tuttavia l’ultima riunione al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) ha evidenziato come gli incontri tecnici fra azienda e sindacati abbiano permesso di compiere significativi passi avanti. Non ancora sufficienti per una soluzione condivisa, questi progressi hanno però ricondotto la controversia su un binario di dialogo tra le parti.
I rappresentanti sindacali hanno indicato le prossime tappe e le priorità su cui proseguire il confronto. La Fiom, attraverso Michele De Palma e Barbara Tibaldi, ha sottolineato la necessità di «chiarire i vincoli a garanzia del perimetro industriale e occupazionale». La Fim, con Ferdinando Uliano e Massimiliano Nobis, ha chiesto «risposte sui volumi e la continuità occupazionale». La Uilm, rappresentata da Vera Buonomo, Davide Sperti e Gianluca Ficco, ha ribadito l’urgenza di «interventi straordinari del Governo, per cambiare la traiettoria industriale, non solo per mitigare le ricadute sociali».
Dopo l’incontro tra sindacati, istituzioni e azienda al MIMIT è stato deciso di riprendere il negoziato a settembre con una nuova serie di incontri tecnici dedicati ai singoli aspetti della vertenza, per arrivare a un tavolo plenaria in ottobre. Le prime date fissate sono il 3 e il 4 settembre. L’ultimo confronto ha inoltre permesso di escludere dal dibattito alcune questioni che non possono essere considerate alla base della decisione della multinazionale.
Il ministro Adolfo Urso ha evidenziato come «il confronto tecnico svolto in questi giorni tra l’azienda e le organizzazioni sindacali ha già chiarito che il costo dell’energia, pur meritevole di attenzione, ha un’incidenza limitata e non può essere indicato come la causa determinante della crisi». Per Urso serve «un vero progetto industriale, fondato sulla salvaguardia degli stabilimenti, dell’occupazione e dei volumi produttivi, ma anche su un percorso concreto di miglioramento dell’efficienza e della competitività».
Il Governo si è dichiarato disponibile ad «accompagnare questo processo di transizione verso una soluzione condivisa, come abbiamo fatto in altri casi, mettendo in campo tutti gli strumenti nazionali disponibili: dalla tutela dei lavoratori, attraverso gli ammortizzatori sociali, al sostegno dei volumi produttivi e strumenti di incentivo agli investimenti, come gli Accordi per l’innovazione». Tale disponibilità è però subordinata alla presentazione, entro settembre, di un piano aziendale diverso: «Ogni intervento pubblico — ha precisato Urso — dovrà inserirsi in un piano serio e verificabile, con impegni chiari da parte dell’azienda e dei sindacati, sulla produzione, sull’occupazione e sul futuro degli stabilimenti italiani. Anche in questa vertenza il Governo farà la propria parte, a condizione che ciascuno si assuma fino in fondo le proprie responsabilità».
La crisi di Electrolux si inserisce in un quadro più ampio di difficoltà del settore elettrodomestico in Europa: negli ultimi sei anni sono stati chiusi 25 stabilimenti del comparto nel continente. Di fronte al rischio di un «collasso industriale», il MIMIT ha elaborato e promosso un non-paper sul settore che ha raccolto il sostegno di Francia, Germania e Polonia.
Il documento propone il riconoscimento dell’industria europea dell’elettrodomestico come settore strategico, l’avvio di un piano europeo dedicato al comparto e l’adozione di strumenti per sostenere investimenti, domanda e capacità produttiva. Urso ha annunciato l’intenzione di presentare il non-paper al prossimo Consiglio Competitività, previsto a Bruxelles alla fine di settembre, con l’obiettivo che diventi la base della discussione europea e solleciti interventi dell’Unione a tutela della produzione, degli investimenti e dell’occupazione. Secondo il ministro, è necessario anche modificare un quadro regolatorio che oggi penalizza le imprese europee favorendo, in alcuni casi, una concorrenza asiatica ritenuta sleale.
Nei prossimi incontri tecnici al MIMIT si cercherà dunque di trasformare i primi progressi in impegni concreti su produzione, volumi e salvaguardia degli stabilimenti, con l’obiettivo di arrivare a un accordo complessivo al tavolo plenaria di ottobre.
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